Nessuna fila alle poste. Purtroppo
Nessun ufficio territoriale per velocizzare la sanatoria. Ma secondo l'Anolf Ticino Olona non è l'unico ostacolo alla regolarizzazione
Le file agli sportelli delle poste per riconsegnare i kit per la sanatoria degli stranieri in questi giorni non si sono proprio viste. E c’è chi assicura che non se ne vedranno nemmeno. Chi la realtà degli immigrati la conosce bene è pronto a giurare che i numeri dell’emersione dei lavoratori in nero, sia che si tratti di colf e badanti, che di dipendenti, non saranno quelli stimati. Di certo il numero dei kit consegnati dalle poste non torneranno indietro nello stesso numero. Il perché lo abbiamo chiesto a Giampiero Colombo, presidente dell’Anolf Ticino Olona (Associazione oltre le frontiere) che da alcuni giorni è impegnato in corsi e incontri che servano a chiarire a stranieri, ma non solo, come funziona l’iter burocratico per la regolarizzazione. L’associazione cislina ha infatti organizzato in via Cairoli un ciclo di corsi rivolti ai membri dell’associazionismo.
Da quando è partita la sanatoria e da quando la Bossi-Fini è entrata in vigore di casi Colombo ne ha già collezionati abbastanza per fare un quadro degli ostacoli che lo portano a sottostimare i numeri della sanatoria. Spese a totale carico degli stranieri, ricatti e addirittura la perdita del lavoro. «In questi giorni mi sono trovato nella condizione di convincere sia le famiglie che gli immigrati impiegati in nero; alle prime ho dovuto dimostrare che la regolarizzazione e la legalità non sono un salasso per il bilancio della famiglia e ai secondi, che magari in nero guadagnano fino a mille euro, che una riduzione dello stipendio in cambio di contributi e un’assistenza sanitaria, rappresentano comunque un bel guadagno». E in quello che sarà presto un ginepraio Colombo non esclude neppure che si apriranno spazi per le degenerazioni. Se si vanno a guardare le aziende, soprattutto quelle piccole, non mancano i ricatti. Tipo? Regolarizzazioni in cambio di accordi sulla carta per uno stipendio nettamente inferiore a quello dichiarato nella busta paga.
Insomma chi nella sanatoria ha intravisto la sua speranza di uscire dal "non status" di clandestino, come si usano chiamare, dovrà scontrarsi ancora con molti ostacoli.
Anche quelli pratici. «Sono previsti specifici uffici decentrati della Prefettura – diceva qualche giorno fa il presidente dell’Anolf Ticino Olona – ma in provincia di Varese non vi è ancora alcuna disposizione a riguardo, nonostante il provvedimento sia ormai operativo». E a qualche giorno di distanza Colombo conferma che di uffici territoriali del governo deputati al controllo delle pratiche in provincia non ce ne sarà che uno. Alla Prefettura di Varese. Un problema per il presidente dell’Anolf secondo il quale gli uffici territoriali distaccati nei commissariati di Busto e Gallarate avrebbero reso meno gravoso l’onere per stranieri e datori di lavoro.
Ma quali sono i passi successivi alla consegna del kit in posta? Entro trenta giorni per i lavoratori dipendenti e sessanta per colf e badanti (fa fede per la riconsegna dei moduli il timbro della posta) stranieri e datori di lavoro saranno convocati in prefettura nei famosi uffici territoriali del governo. In quelli che saranno sportelli polifunzionali perché raggrupperanno diverse competenze, sarà analizzata la regolarità della domanda, assegnato il codice fiscale e, superati questi due gradini, sarà firmato il contratto di lavoro da entrambe le parti. «Dopo questa disamina la questura rilascia il contratto di soggiorno, che non si chiama più permesso in quanto la permanenza in Italia ora è legata al lavoro – precisa Colombo – in tutto questo mi auguro che nell’ufficio polifunzionale avvenga anche l’iscrizione automatica all’Inps, che negli schemi del ministero risulta essere facoltativa». Maggiori chiarimenti a questo proposito arriveranno domani, quando Anolf ed altre organizzazioni avranno un incontro sull’argomento in Prefettura.
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