Oltre 130 dipendenti della Siei spa rischiano il licenziamento

Lo scorso 2 agosto l’azienda ha aperto la procedura di mobilità; i sindacati: «un atteggiamento scorretto, trattavamo per la cassa integrazione». Proclamate per domani mattina due ore di sciopero

Avviata la procedura per il licenziamento di 137 operai della Siei spa di Gerenzano. «È un atteggiamento scorretto dal parte dell’azienda – spiega Angelo Re, responsabile sindacale della Cisl – la procedura è stata avviata in un momento in cui la maggior parte degli operai è in ferie e non vi sono i tempi per effettuare i confronti sindacali».
Lo scorso 2 agosto la ditta di prodotti di carattere elettronico ha infatti aperto la procedura per la messa in stato di mobilità di ben 137 dipendenti su un totale di 299. La Siei era da tempo in crisi, tanto che nel 2001 era in perdita di circa 20 miliardi. Oggi la ditta di Gerenzano è il risultato dell’accorpamento, avvenuto un paio di mesi fa, delle Siei di Milano e di Rho. Ben 75 dipendenti sono di Gerenzano, gli altri vengono da fuori.
«Tale novità non corrisponde nei tempi e nei contenuti a quanto fino ad ora era stato discusso nei precedenti incontri tra Sindacato e azienda, nei quali si era deciso di affrontare la crisi aziendale attraverso l’uso della Cassa Integrazione» prosegue Re. I sindacati hanno così proclamato, per domani mattina, venerdì 6 settembre, due ore di sciopero con lo scopo di chiedere alla dirigenza dell’azienda di aprire un tavolo di discussione che sia più aperto di quanto finora dimostrato. Una volta avviata la procedura per la mobilità ci sono 45 giorni per trovare un accordo. Secondo i sindacati «aprire la procedura il 2 agosto è una chiara mancanza di volontà a un confronto. E poi chi ha deciso, e come, il numero di137 dipendenti? Nessuno lo ha detto finora. Se il problema è quello economico, si sarebbe potuto optare per una cassa integrazione di carattere straordinario, meno costosa anche per l’azienda. Ma così non è stato e la deduzione logica è che lo scopo sia quello di vendere l’azienda nel più breve tempo possibile».
Adesso i sindacati incontreranno la dirigenza l’11 settembre. «Noi chiediamo solo che l’Azienda arrivi al confronto con una posizione diversa, più aperta. Metodi di questo tipo evidenziano una reale mancanza di volontà a discutere soluzioni che vadano oltre ai soli interessi aziendali e che tengano in considerazione l’impatto sociale per i lavoratori interessati». La procedura avviata non si può fermare e la legge prevede che, se entro 45 giorni non si è trovato un accordo sindacale, il Ministero conceda altri 30 giorni per arrivare a una conciliazione. «I punti importanti su cui trovare un accordo – conclude il rappresentante della Cisl – sono sia i criteri con cui verranno scelti gli operai che saranno messi in mobilità, sia la dimensione del problema che potrebbe riguardare un numero molto inferiore di dipendenti rispetto a quello annunciato dalla dirigenza».


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Pubblicato il 05 Settembre 2002
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