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Ha un nome e un volto l’uomo che il 10 dicembre 1996 uccise il giovane Eugenio Milani. Il ragazzo venne freddato con un colpo di pistola alla testa. La sua unica colpa fu di aver reagito a un tentativo di rapina alla tabaccheria della madre, a Crenna. Vincenzo D’Alfonso, questo il nome del rapinatore, 29 anni, stava cercando di rifarsi una vita. Ad agosto si era sposato. La confidenza di un testimone indiretto a un poliziotto di Milano, lo ha tradito. D’Alfonso, dopo l’omicidio, non era stato zitto. Definito dagli inquirenti un "balordo con piccoli precedenti", droga e reati contro il patrimonio, si era lasciato andare, raccontando alle varie conviventi la storia di quella rapina: la reazione del ragazzo, lo sparo. Le donne, interrogate dalla squadra mobile, hanno testimoniato e aiutato gli inquirenti a ricostruire il fatto. Lo stesso D’Alfonso, durante l’interrogatorio, ha ammesso ogni addebito a suo carico. Le indagini sono entrate nel vivo un anno fa. La Squadra Mobile di Varese e il commissariato di Gallarate hanno seguito la pista indicata dal confidente e, coadiuvati dal pm della procura di Busto Arsizio Tiziano Masini, sono arrivati a D’Alfonso. Ieri per lui sono scattate le manette. Durante la perquisizione nella sua abitazione di Legnano, la polizia ha rinvenuto armi e una fotografia che lo ritrae, spavaldo, mentre impugna la pistola 7 e 65 ritrovata alcune ore dopo il delitto. D’Alfonso e il suo complice erano infatti fuggiti con una Fiat Uno bianca rubata e avevano poi abbandonato l’auto a qualche chilometro da Crenna, il quartiere dove è situata la tabaccheria al civico 17 di via Locarno.
La procura della repubblica di Busto Arsizio accusa D’Alfonso (foto sopra e accanto) di omicidio pluriaggravato in concorso, tentata rapina pluriaggravata in concorso, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e ricettazione. Sei anni di fuga non gli sono bastati per far perdere le sue tracce. Il suo complice, invece, il ragazzo con il quale si introdusse nella tabaccheria alla ricerca di soldi, è ancora a piede libero. Ma le indagini, hanno assicurato il questore Giovanni Selmin, il capo della squadra mobile Franco Novati e il vicequestore di Gallarate Giovanni Broggini, continueranno per chiudere definitivamente questa pagina oscura.
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