Un giorno da girotondino

Cronaca diretta della giornata dei varesini alla festa di protesta del 14 settembre. Con un invito a chi ha partecipato: raccontaci anche tu la tua storia, se puoi dire "c'ero anch'io"...

C’ero anch’io sul pullman dei "girotondini" di Varese, su uno dei due "double deck" che hanno portato alla manifestazione centocinquanta persone provenienti da tutta la provincia.

C’ero nelle due quiete e interminabili notti di viaggio, che si animavano solo alle fermate negli autogrill dell’autostrada del sole sistematicamente invasi dai manifestanti in arrivo dal nord, oppure di ritorno alle loro case, con i vestiti stazzonati e la noncurante aria di chi "c’era stato".

C’ero, visto che non dormo un granchè, ad assistere alle lunghe sessioni di scopa giocate in piena notte tra Rocco Cordì, storico rappresentante della sinistra, e Paolo Cassani, presidente della UISP varesina, che con i loro due "compari" Franco e Elio hanno inanellato insieme a vittorie e sconfitte anche discussioni interminabili.

C’ero all’alba di sabato quando un gruppo di studenti, allievi diciassettenni in una classe della scuola steineriana di Lugano praticamente "in gita culturale" con i loro professori, si dava alacremente da fare con il materiale fornito dall’organizzazione per realizzare con carta crespa arancione fiorellini e coccarde, personalizzando a loro modo il colore simbolo della giornata. 

E c’ero anche in piazza di Spagna qualche ora dopo, mentre quegli stessi studenti realizzavano cartelloni e striscioni con gli stessi materiali, con una partecipazione e un interesse commovente per quella gente come noi, un pò con gli "speroni", abituati ormai – come sempre a torto – a non aspettarsi più niente di davvero politico dalle generazioni più giovani.

Naturalmente c’ero anch’io nelle inevitabili foto di gruppo realizzate in piazza di Spagna da un sostanzioso gruppetto di varesini intenti a far passare il tempo dopo l’arrivo a Roma (alle nove del mattino) e prima dell’inizio della manifestazione (alle tre del pomeriggio): se non compaio in quella che c’è su Varesenews, è solo perchè la scattavo io. Ci sono però in tutte le altre, entusiasticamente scattate dagli altri partecipanti.

C’ero pure alla gita mattutina in centro, che si distingue dal classico giro del centro fatto dai turisti di tutto il mondo solo per piccolissimi particolari nella composizione delle tappe, che comprendevano sì fontana di Trevi e piazza di Spagna ma anche Montecitorio, Palazzo madama, il Quirinale e perchè no, anche quella piazza Navona che ha raccolto il primo sfogo di Moretti, diventato poi movimento popolare.

Ma soprattutto, c’ero anch’io  nella grande piazza S.Giovanni che è grande nelle immagini perchè, di fatto, le piazze san Giovanni inquadrate sono di solito due: san Giovanni in Laterano e piazza di porta san Giovanni. C’ero, e ho potuto vedere la fiumana di gente in arrivo, ho potuto divertirmi con gli slogan sui cartelloni che i manifestanti hanno realizzato, ho potuto commuovermi di fronte a quadretti famigliari individuati tra la folla: bimbi di poche settimane alla loro prima gita con i genitori, signore con l’aria da gitanti che commentano il passaggio dei VIP, anziani signori tornati partigiani per la seconda volta, gli immancabili tenerissimi innamorati che limonano come forsennati davanti a tutti ma che proprio dalla folla in qualche modo sono protetti nella loro privacy. Sono riuscita persino a spaventarmi un pò, quando l’incontenibilità della folla  e l’impossibilità di ritrovare le altre persone con i cellulari ormai tutti in tilt mi ha fatto perdere ad uno ad uno tutti i miei compagni di viaggio. 

Lasciandomi però Barbara, piccola ma combattiva avvocatessa in grado di farsi strada tra la calca nelle zone più impervie, che abbiamo letteralmente "guadato" dandoci la mano….  

Ho potuto anche godermi lo straordinario colpo d’occhio della piazza e di tutte le sue vie d’accesso, nessuna esclusa, gremite fino all’inverosimile: e l’ho potuto fare dalla mitica visuale della statua di san Francesco, il luogo dove tutti si sono dati appuntamento. 

Essere là come cittadina e non come professionista al lavoro fa, va da sè, vacillare il senso dell’obiettività, e ti fa diventare di colpo come tutti gli altri: un ragazzino stupito ed eccitato, qualunque età tu abbia, dalla sola possibilità di fare parte di un evento. Come quello di ieri, 14 settembre 2002, il giorno in cui in piazza c’è andata la gente normale. "Moderati come me – diceva Moretti nel suo discorso iniziale, mentre i presenti annuivano vistosamente – che sono rimasti prima stupiti, poi esterrefatti, poi incazzati da quello che hanno visto fare a questo governo".

C’eri anche tu? racconta il tuo pezzo di storia scrivendo alla redazione un’email con soggetto "14 settembre"
 

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Pubblicato il 15 Settembre 2002
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