Senzatetto a Busto Arsizio: tra rifugi improvvisati e progetti di inclusione, la strada per una soluzione è ancora lunga
Iniziati i lavori per l'accoglienza alla "Stazione di Posta": sarà pronta entro la fine del 2026. Le associazioni sottolineano però che i tempi sono lunghi rispetto all’urgenza attuale
Trovano riparo negli anfratti del pronto soccorso e degli ospedali, dormono in stazione, nelle case o nei capannoni abbandonati, quando riescono ad accedervi. A Busto Arsizio sono una ventina i senza fissa dimora conosciuti che trovano in questi rifugio di fortuna, a cui si aggiungono una sessantina di persone che trascorrono le loro notti all’aeroporto di Malpensa. Numeri che spesso aumentano nei giorni più freddi della stagione invernale. «Anche quest’anno il generale inverno è arrivato e non siamo riusciti a dare un tetto a tutti i nostri amici», ci dice Emilio Lonati referente SOS Stazione, che insieme a una rete di associazioni da anni si prende cura dei senza fissa dimora che gravitano attorno alla Stazione, molti dei quali sono diventati nel tempo amici.
Anche se si intravedono segnali positivi, la strada per dare un tetto a tutte le persone fragili è ancora lunga. Grazie anche alle battaglie delle associazioni sul territorio si registrano infatti novità importanti – tra co-housing, social housing e progetti finanziati dal PNRR – ma i posti letto a disposizione sul territorio non sono comunque sufficienti e resta la necessità di potenziare i dormitori presenti.
Malpensa e la scelta di evitare lo sgombero
Uno dei nodi più delicati riguarda l’aeroporto di Malpensa. La prima buona notizia, per chi si batte per la tutela dei senza tetto e le persone più fragili, è che durante il periodo delle Olimpiadi non è stata attuata la cosiddetta “prova muscolare” annunciata nei mesi precedenti per allontanare le persone senza fissa dimora presenti nello scalo.
Una parte delle persone ha aderito a percorsi di inclusione verso dormitori o progetti di autonomia abitativa, mentre altre hanno continuato a dormire all’interno dell’aeroporto senza essere forzatamente allontanate.
Il tema resta però aperto. Una rilevazione effettuata da Coop Intrecci e Croce Rossa indica in oltre sessanta le persone che gravitano attorno all’aeroporto. Non è disponibile un dato preciso su quanti siano residenti o provenienti da Busto Arsizio, ma secondo le associazioni il numero sarebbe significativo.
Il protocollo sottoscritto in Prefettura nel luglio 2023, con Regione Lombardia, prevede che eventuali allontanamenti avvengano con accompagnamento verso soluzioni abitative esterne. Tuttavia, le stesse associazioni evidenziano come le soluzioni oggi disponibili siano insufficienti rispetto al fabbisogno.
I numeri dell’accoglienza: posti limitati per un bacino ampio
Il problema dei senza tetto a Busto Arsizio si inserisce in un’area vasta – Busto Arsizio, Gallarate e Alto Milanese – che conta circa 250 mila abitanti. I posti letto nei dormitori pubblici sono complessivamente una cinquantina, distribuiti tra: Gallarate (Casa di Eurosia e Casa di Francesco); Busto Arsizio (Domus Sant’Anna e Rifugio Mazzucchelli). Si aggiunge anche la casa San Giuseppe di Legnano, con una decina di posti.
Secondo le associazioni firmatarie di un documento inviato alle Istituzioni, il numero è sottodimensionato rispetto alle esigenze crescenti. Le persone senza fissa dimora dormono non solo in aeroporto, ma anche nelle sale d’attesa del pronto soccorso, in edifici abbandonati, in stazione o in altri ripari di fortuna.
I nuovi progetti abitativi: co-housing e social housing
Accanto alla gestione dell’emergenza, l’amministrazione comunale ha avviato percorsi che guardano a soluzioni più stabili.
È stato attivato un centro di co-housing che ospita sei persone senza fissa dimora, seguite da un educatore in un percorso verso l’autonomia lavorativa e abitativa.
Parallelamente è operativo un progetto di social housing destinato a otto persone (quattro uomini e quattro donne) con fragilità psicofisiche che rendono difficile l’inserimento lavorativo. La struttura, composta da piccoli appartamenti, garantisce autonomia ma con presenza educativa e assistenziale costante.
Tra le esperienze attive viene citata anche Casa Magistrelli – Fondazione Giannina e Annibale Tosi, che mette a disposizione mini appartamenti a canone calmierato per periodi limitati. Soluzioni preziose, ma numericamente contenute.
Il Fermoposta e i fondi PNRR
Un ulteriore tassello è rappresentato dalla Stazione di Posta, in zona stazione. La struttura ospiterà docce, un’accoglienza notturna limitata, ulteriori servizi quali quelli sanitari, di orientamento al lavoro e distribuzione di beni alimentari. L’assessore Reguzzoni ha definito questo progetto come «lo step successivo al dormitorio per coloro che vogliono uscire da una situazione di indigenza».
I lavori, avviati ad Arconate, sono finanziati con fondi PNRR. È stata concessa una proroga e la conclusione del cantiere è prevista entro la fine del 2026. Le associazioni sottolineano però che i tempi sono lunghi rispetto all’urgenza attuale.
La richiesta di un nuovo dormitorio
SOS Stazione e le altre realtà firmatarie del documento chiedono pertanto un potenziamento strutturale dei posti letto.
Due le proposte avanzate alle istituzioni: l’ampliamento delle strutture esistenti, in particolare, al Rifugio Mazzucchelli sarebbe possibile recuperare 4-5 posti letto, ricollocando altrove le stanze dedicate alle emergenze famiglia e minori. Un’ipotesi che, secondo le associazioni, sarebbe condivisa anche dall’Assessorato all’Inclusione, o la realizzazione di un nuovo dormitorio a Busto Arsizio. L’idea è quella di una coprogettazione che coinvolga Comune, Chiesa locale, Caritas Diocesana, fondazioni, Lions, Rotary e altre realtà del territorio.
Tra i modelli presi in esame ci sono quelli di Casa di Eurosia (Gallarate), Casa di Francesco (Gallarate) e Sottocoperta (Rho) Esperienze nate dalla collaborazione tra enti pubblici, Caritas e cooperative sociali, con ristrutturazioni finanziate attraverso fondi pubblici e privati.
Le associazioni mettono a disposizione circa 5 mila euro raccolti attraverso iniziative benefiche e chiedono un incontro istituzionale per valutare la fattibilità del progetto.
“Un tetto per i senza tetto”, la campagna di SOS Stazione dopo gli sgomberi a Malpensa
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