Ecco il medico che ti insegna a dormire
Russare fa male? Due notti in ospedale per farci "spiare" mentre sogniamo. Così si cura la sindrome da apnee
Il dolce dormire, per qualcuno, è un sogno ad occhi aperti. Un’occasione persa, una festa mancata. Non è filosofia spiccia, è una patologia con implicazioni sociali e lavorative, tanto che la cura del sonno, oggi, sta conoscendo un successo inaspettato in molte strutture ospedaliere italiane, anche nella nostra provincia. Sotto accusa è la sindrome da apnee, quella difficoltà respiratoria che blocca la ventilazione durante il riposo notturno, e ci fa alzare la mattina che ci sentiamo uno straccio. L’azienda ospedaliera di Gallarate ha attivato dal 2002 un gruppo multidisciplinare per la cura del sonno. Sotto accusa non è solo il russare, che, di per sé, non è una malattia. E’ invece l’apnea il nemico numero uno della nostra salute. La destrutturazione del sonno, produce infatti ricadute negative: limita la qualità della vita di giorno, ma diventa anche un fattore di rischio per malattie cardiovascolari. Aumenta cioè, e questo lo dicono le statistiche, la probabilità di eventi traumatici come angina, infarto e ictus. Semplificando un po’, si può dire che dormire male è come fumare. «Sì, possiamo dire che è più o meno così – spiega il responsabile del centro per la cura del sonno Claudio Salina (foto sopra) – è un fattore di rischio concreto che va curato». Come? L’ospedale si è attrezzato con un gruppo multidisciplinare composto da un pneumologo (per l’analisi del respiro), un neurologo (analisi dell’insonnia), un otorino (che valuta la possibilità di soluzioni chirurgiche) e un odontoiatra (che potrebbe suggerire un apparecchio notturno). L’analisi incrociata può identificare quale strada seguire per la cura, che può spaziare dall’intervento chirurgico in caso di ostruzioni fisiche al respiro, fino all’utilizzo di un apparecchio notturno di ventilazione. E’ proprio questo, chiamato in gergo "Cpap" (foto), che viene utilizzato con più frequenza nella terapia di riabilitazione respiratoria praticata all’ospedale di Somma, proprio nel reparto di riabilitazione. Il paziente viene fatto dormire per due notti in ospedale, il suo respiro ascoltato, analizzato. Dalla diagnosi si passa alla terapia. La più frequente prevede l’uso notturno dell’apparecchio, una vera e propria protesi che sostiene il respiro. «L’uso della macchina può durare anche per anni a seconda della situazione del paziente – spiega il dottor Salina -. Tra l’altro non costa nulla perché finanziato dal servizio sanitario». In quasi un anno di attività sono stati circa un centinaio i pazienti curati. L’unico paradosso è la posizione dell’ospedale di Somma Lombardo, dove, per molte ore al giorno, il rumore degli aerei penetra con violenza dentro le corsie. Ma questa è un’altra storia. |
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Il dolce dormire, per qualcuno, è un sogno ad occhi aperti. Un’occasione persa, una festa mancata. Non è filosofia spiccia, è una patologia con implicazioni sociali e lavorative, tanto che la cura del sonno, oggi, sta conoscendo un successo inaspettato in molte strutture ospedaliere italiane, anche nella nostra provincia. Sotto accusa è la sindrome da apnee, quella difficoltà respiratoria che blocca la ventilazione durante il riposo notturno, e ci fa alzare la mattina che ci sentiamo uno straccio. L’azienda ospedaliera di Gallarate ha attivato dal 2002 un gruppo multidisciplinare per la cura del sonno. Sotto accusa non è solo il russare, che, di per sé, non è una malattia. E’ invece l’apnea il nemico numero uno della nostra salute. La destrutturazione del sonno, produce infatti ricadute negative: limita la qualità della vita di giorno, ma diventa anche un fattore di rischio per malattie cardiovascolari. Aumenta cioè, e questo lo dicono le statistiche, la probabilità di eventi traumatici come angina, infarto e ictus.
L’ospedale si è attrezzato con un gruppo multidisciplinare composto da un pneumologo (per l’analisi del respiro), un neurologo (analisi dell’insonnia), un otorino (che valuta la possibilità di soluzioni chirurgiche) e un odontoiatra (che potrebbe suggerire un apparecchio notturno).
notturno dell’apparecchio, una vera e propria protesi che sostiene il respiro.





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