«Fabbriche di guerra, non abbassiamo gli occhi»

Un territorio segnato dalla presenza di una caserma Nato e di un'industria bellica. I pacifisti a convegno cercano gesti concreti di testimonianza

Una pace che passa attraverso uno straccio bianco appeso alla borsa, si rende quotidiana in scelte di sobrietà e di attenzione nell’economia domestica e apre i suoi orizzonti in prese di posizione forti e coraggiose contro la vendita di armi. Questo il percorso che il coordinamento cittadino per la Pace ha voluto compiere la settimana scorsa, in un incontro pubblico a Sala Convegni, a Samarate. 
Hanno risposto alla provocazione della serata, dal titolo “Le armi concrete della Pace” più di cento persone, oltre ai due relatori, Giandomenico Crespi, referente locale di Emergency e Padre Meo Elia, saveriano, direttore di Missione Oggi. In un primo momento si sono discusse le ragioni politico-economiche che sottendono, in maniera più o meno palese, i diversi conflitti sparsi nel mondo, denunciando il cambiamento nel modo stesso di far guerra. 
Sono i civili infatti le vere vittime, a tal punto che, quasi per paradosso, solo vestendo una divisa militare si potrebbe pensare di salvare la propria pelle, in un contesto di guerra che vorrebbe chiamarsi moderna. La discussione si è poi aperta al quotidiano, andando alla ricerca degli stili di vita capaci di creare una cultura di pace. 
Ecco allora la testimonianza dello straccio bianco appeso allo zaino per dirsi contro l’opzione militare come unica risoluzione dei conflitti; ecco le scelte di giustizia, quali il commercio equo e solidale, il rifiuto di versare i propri risparmi in “banche armate”, il boicottaggio di industrie legate a traffici di armi o non rispettose dei diritti umani. 
Un quotidiano che è diventato vicino e scottante anche nel dibattito, quando si è parlato di riconversione di industrie dal fatturato in parte legato al militare, come l’Agusta, con sede a Cascina Costa, frazione di Samarate. O quando si è citata la caserma di Solbiate Olona, entrata recentemente nelle cronache come futura base di appoggio alle forze Nato. Una pace che viene coniugata con difficoltà proprio nei nostri paesi, geograficamente distanti da luoghi di conflitto, ma da molti altri fili intimamente legati ad essi. “E’ questa la vera sfida – riflettono gli organizzatori – non abbassare gli occhi, non guardare solo nel proprio giardino. Al contrario, trovare la capacità di indignarci, forse anche contro noi stessi, e da questa indignazione scoprire la forza di reagire. Con molte scelte, dalle più semplici a quelle controcorrente, si può costruire un mondo più equo e giusto, ma occorre il coraggio di alzare lo sguardo”.

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Pubblicato il 26 Novembre 2002
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