Crocifisso in aula? Magarò (Udc): «Mi oppongo»

«Siamo pubblici amministratori e dobbiamo rispettare la laicità dello stato

Solo qualche anno fa sarebbe stata giudicata come una battuta di spirito quella di volere il ritorno del crocifisso nei luoghi pubblici. Per un paese di tradizione cattolica, ribadire con iniziative roboanti il carattere religioso dello stato, rappresenta quantomeno il segnale di una crisi di progettualità nella politica italiana. Alcune tra le reazioni più pacate a una tale proposta arrivano però proprio dai cattolici. Il capogruppo dell’Udc in consiglio comunale, Quintino Magarò, si dichiara contrario alla collocazione nei luoghi pubblici di qualsiasi forma di richiamo religioso.

Magarò distingue due piani di ragionamento. Come cittadino e come cattolico praticante difende il crocifisso e qualsiasi iniziativa che possa valorizzarlo. Ma come amministratore pubblico, vista la laicità dello stato sancita dalla costituzione, esprime il dovere di tutelare tutte le sensibilità religiose presenti nel Paese. Non esiste in Italia una religione di Stato, dunque, e anche l’Anci, l’associazione nazionale dei comuni d’Italia, evita di indicare qualsiasi obbligatorietà circa i simboli religiosi.

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Pubblicato il 03 Dicembre 2002
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