Imparare da un coetaneo per superare la crisi adolescenziale
In un convegno l'azienda sanitaria presenta i risultati conseguiti in quattro anni di sperimentazione verso gli adolescenti. In tre scuole della provincia adottato il metodo dell'educazione tra pari
Tragici fatti di cronaca degli ultimi anni hanno messo in luce le problematiche legate ad una fase della vita molto delicata: l’adolescenza. È un’età in cui il ragazzo è alla ricerca di sé stesso: non accetta ordini ma non ha le idee chiare su cosa voglia. È una fase di lotta e di scontro, che porta spesso alla trasgressione. Fino ad oggi risposte precise a chi chiedeva aiuto erano limitatissime. Ecco perchè l’Azienda sanitaria di Varese con il dipartimento delle Dipendenze ha voluto perseguire un modello sperimentale che investe gli stessi giovani del ruolo di guida per altri giovani.Il percorso, intrapreso quattro anni fa, sta arrivando al dunque: i prossimi 12 e 13 dicembre al collegio arcivescovile De Filippi si tireranno le somme di quest’esperienza che ha visto protagoniste tre scuole del territorio: l’Itpa di Varese, il liceo scientifico di Luino e l’artistico di Busto Arisizio. Il metodo parte dal concetto che un adulto, liberandosi del proprio ruolo di "guida" si pone al pari dei ragazzi adottando il loro linguaggio e i loro schemi sociali. Una volta instaurato un contatto, si responsabilizzano gli adolescenti a diventare padroni delle proprie scelte. Nelle tre scuole, si sono individuati alcuni ragazzi, una ventina circa per istituto, che sono stati "formati", cioè hanno avviato delle ricerche epidemiologiche e sociali per capire quali problemi legati alla salute fossero i più sentiti tra i compagni. Quindi hanno pensato a soluzioni per poter comunicare ai coetanei alcuni messaggi. L’anno successivo i ragazzi hanno preso per mano i compagni e grazie a molteplici attività sono state affrontare in modo consapevole alcune tematiche legate, per esempio, ai disturbi del comportamento alimentare, alle difficoltà di accettare il proprio corpo, al potenziamento di modelli di autostima. Un’esperienza indubbiamente positiva. Prova ne è che al convegno si sono già iscritte più di 500 persone, tra operatori insegnanti e psicologi, provenienti da tutto il nord Italia e anche dalle zone del centro. In questi due giorni sarà presentato il modello educativo e verranno spiegate le applicazioni pratiche con i risultati conseguiti in due anni. Tutto il materiale scientifico verrà poi inserito nel portale internet dell’Asl o nel sito di cont@tto. Al convegno sarà presente anche una rappresentante del Provveditorato: il Ministero ha infatti deciso di adottare questo modello educativo in cinque istituti della provincia. La speranza, tra gli operatori dell’Asl, è di aver indicato la strada da seguire per un approccio con i giovani, un insegnamento che rimanga una volta terminata la fase di sperimentazione con il personale sanitario. |
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