«Università e ospedale, due realtà che possono dare fama e sviluppo»

Varese – Incontro con Nunzio Gelsomino direttore del dipartimento tecnico- sanitario della azienda ospedaliera di Circolo

«Grazie a Varesenews per l’attenzione: noi tecnici ospedalieri da sempre siamo.. oscurati, accade in tutto il Paese, eppure siamo un ingranaggio di un certo rilievo del pianeta dell’assistenza sanitaria».
La conversazione con Nunzio Gelsomino, direttore del dipartimento tecnico- sanitario della nostra azienda ospedaliera, comincia con una affermazione fondatissima, ma fatta con una certa bonomia: quarant’anni di attività al “Circolo” e una lunghissima militanza sindacale gli hanno riservato situazioni e problemi ben più importanti di quelli dell’”immagine”, che invece altre categorie per necessità reali o per virtù promozionali hanno saputo coltivare.
«Nelle cinque strutture del territorio di competenza dell’azienda (” Circolo” e Del Ponte di Varese, Luino, Cittiglio e Cuasso, ndr) operano circa 200 tecnici addetti ai laboratori, alle radiologie, alle audiometrie, ai servizi di neurofisiopatologia; qui da noi al “Circolo ” abbiamo inoltre i tecnici perfusionisti della cardiochirurgia che durante gli interventi si occupano della circolazione extracorporea: ci sono dunque colleghi che non hanno contatti con il paziente, altri che hanno un notevole rapporto diretto. Si tratta di professionisti che hanno grande preparazione e davvero sono lontani i tempi in cui noi non si era nemmeno riconosciuti dalle norme delle “arti sanitarie ausiliarie” che peraltro prevedevano arti come quella del castrino dei cani e del maniscalco!»
Oggi per diventare tecnico sanitario si deve seguire un corso di laurea triennale che permette poi di lavorare con autonomia professionale, che garantisce la possibilità di soddisfare la domanda di diagnosi sempre più affinate attraverso un’alta qualità di risposte e che permette inoltre di far fronte alle necessità di carattere medico- legale.

Continua Gelsomino: «La risposta strettamente tecnica è sempre al meglio grazie all’impegno dell’azienda nell’aggiornare le apparecchiature: si tratta di una attenzione, di una cura iniziate con Dante Trombetta presidente e proseguite sino a oggi ragione per cui abbiamo sistemi avanzati e uguali in tutte le strutture; per i medici di base questa è una garanzia anche sulla qualità dei controlli e sulla uniformità degli esami ai quali si sottopongono i pazienti di tutto il nostro territorio».

Nunzio Gelsomino è entrato in ospedale nel 1964: come altri suoi colleghi che hanno una certa anzianità di servizio, ha costruito sul campo la sua preparazione: «Alla fine degli Anni 60 noi semplici “addetti” ai laboratori abbiamo ottenuto di iniziare una serie di corsi di aggiornamento in seguito sviluppati dalla Regione che appunto voleva lasciarsi alle spalle.. castrini e maniscalchi: la nostra formazione è stata completa anche perché i corsi erano molto impegnativi. L’introduzione della laurea breve non solo ha rappresentato un salto di qualità, ma ci ha portato anche alla pari in Europa. Nella nostra azienda attendiamo i tecnici di radiologia che si laureeranno l’anno prossimo: ai nostri ospedali, che invano hanno cercato di reperirli ne servono assolutamente una decina».

Nunzio Gelsomino lascerà l’attività entro il 2003: «In quarant’anni ho visto tre generazioni iniziare l’attività e ho visto grandi mutamenti, dal punto di vista medico e tecnologico tutti molto positivi. Credo che sia giusto non apparire alla fine dei superstiti del proprio tempo: i mutamenti generazionali comportano forti evoluzioni culturali e comportamentali, la mia generazione ha creduto anche nel valore rappresentato dai rapporti umani, oggi meno semplici per il grande sviluppo, per le dimensioni dell’azienda, sviluppo che ha salvato però il rapporto con i pazienti, tra l’altro essi pure cresciuti in ordine alla conoscenza».

E Gelsomino con questa sua scelta non parteciperà al varo del nuovo ospedale: «E’ compito di una nuova generazione, per la quale esso rappresenta un punto di partenza eccezionale anche grazie al contributo dell’Università. Credo che la cultura accademica e quella ospedaliera troveranno il giusto equilibrio a favore della comunità. Mi auguro inoltre che Varese accetti l’Università più di quanto abbia fatto sino a oggi: sento parlare di città turistica quando abbiamo appunto due soggetti eccezionali come l’ospedale e l’ateneo, due grandi imprese che ci possono dare fama e sviluppo come lo diedero altre realtà di tipo industriale. Per la Varese turistica mancano costosissime strutture, per l’Università quelle del vecchio “Circolo” sono invece una opportunità più unica che rara per creare il meglio possibile in campo europeo in ordine alla preparazione dei giovani medici e anche per l’accoglienza di tutti gli iscritti alle altre Facoltà.”

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Pubblicato il 26 Febbraio 2003
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