Luigi Figini e la nuova architettura
La figura del grande architetto è stata ricordata al Rotary Club alla presenza dei nipoti Liliana e Alessandro
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Una vita intensa, sospesa continuamente tra la tensione artistica, manifestata in più forme e direzioni, e la ricerca di un nuovo rapporto tra architettura e natura. La figura dell’architetto Luigi Figini (1903-1984), che ha attraversato un secolo intero lasciando una traccia forte nella storia dell’architettura europea, è stata ricordata al Rotary Club di Varese, alla presenza dei nipoti Liliana e Alessandro. Figini è stato un punto di riferimento, un maestro per tante generazioni di architetti. Lo è stato anche per Ovidio Cazzola, che, nella giornata commemorativa, ne ha tratteggiato un profilo storico- artistico. «Per noi giovani studenti di allora Figini, insieme a Pollini, era considerato un modello a cui ispirarsi. Di lui colpiva la formazione multidisciplinare. Era un architetto, ma anche un pittore finissimo e gli splendidi affreschi nella casa al Villaggio dei giornalisti a Milano ne sono una testimonianza. Era una figura angelica; mentre Pollini, con il quale condivideva lo studio professionale, era più manageriale». L’ambiente del Politecnico milanese, a cavallo tra gli anni Venti e gli anni Trenta, è stimolante. Le Courbusier, Gropius, il Bauhaus, i movimenti mitteleuropei e la partecipazione ad un progetto culturale collettivo esercitano un grande fascino sul giovane architetto. E così nel 1926, fresco di laurea, Figini, insieme ad altri studenti, fonda il Gruppo 7. «Era un gruppo straordinario – continua Cazzola – fortemente animato dalla ricerca della verità, sempre attento a cogliere ciò che succedeva nel mondo circostante, con interessi che spaziavano dalla musica, alla pittura, fino alla letteratura straniera e alla fotografia. Ne facevano parte Giuseppe Terragni, Guido Frette, Carlo Enrico Rava, Gino Pollini, Ubaldo Castagnoli, Sebastiano Larco. Nomi che entreranno nella storia». La guerra irrompe drammaticamente nelle vite di quei giovani artisti: Terragni torna sconvolto dalla campagna di Russia e muore nel 1943. Giuseppe Pagano, architetto razionalista, muore nel campo di sterminio di Mauthausen. Tragici avvenimenti preceduti dalla morte di Edoardo Persico, altro prestigioso esponente dell’architettura moderna. |
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