OCM: la riforma preoccupa gli agricoltori lombardi

E’ quanto emerge in una ricerca promossa dalla Commissione regionale Attività Produttive, che sarà presentata giovedì 20 marzo al Circolo della Stampa di C.so Venezia a Milano

La riforma delle organizzazioni comuni di mercato (OCM), proposta in Agenda 2000 e approvata dal Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea, farebbe registrare in Lombardia un impatto negativo quantificabile in una diminuzione del 7% del Valore Aggiunto agricolo regionale. Ciò è dovuto da un lato alla riduzione dei prezzi comunitari per cereali, carni e latte, e dall’altro al mancato adeguamento delle indennità per le perdite subite concesse da Bruxelles agli agricoltori lombardi.
L’allarme è contenuto in una ricerca promossa dalla Commissione Attività produttive del Consiglio regionale della Lombardia in collaborazione con l’IreR (Istituto Regionale di Ricerca della Lombardia), ed effettuata dal Dipartimento di Economia e Politica Agraria dell’Università degli Studi di Milano. I risultati della ricerca saranno presentati dal Presidente della Commissione Enzo Lucchini (FI) in occasione di un seminario promosso per studiare l’impatto che la riforma delle OCM avrà sull’agricoltura e sulla zootecnia lombarda, seminario che si terrà giovedì 20 marzo alle ore 15 al Circolo della Stampa di C.so Venezia a Milano, presenti l’Assessore regionale all’Agricoltura Viviana Beccalossi, il Presidente del parlamento lombardo Attilio Fontana e i presidenti regionali di Coldiretti, Confagricoltura e Cia.

A determinare la preoccupazione e i timori degli addetti ai lavori è la constatazione che la riforma delle organizzazioni comuni di mercato (OCM) coinvolge fortemente la Lombardia, poiché sono state modificate le organizzazioni dei seminativi, della carne bovina, del latte bovino e del vino, che rappresentano circa il 70% del valore della produzione agricola regionale.

Il sistema agricolo lombardo ha reagito ai mutamenti delle regole delle OCM incrementando la produttività assoluta, in un quadro di progressiva riduzione di impiego dei fattori di produzione. La lettura dei dati rivela che le produzioni agricole lombarde hanno accresciuto il loro peso in termini quantitativi sul totale nazionale, ma anche che i prezzi dei beni sono cresciuti in misura inferiore al dato italiano. Secondo quanto evidenziato dalla ricerca, l’andamento del mercato dei bovini in Lombardia appare ancora particolarmente influenzato dalle vicende legate al fenomeno della “vacca pazza”. A tale trend, però, si sono sottratte le razze più pregiate, mentre l’effetto risulta amplificato per i prezzi delle vacche di qualità inferiore. Parimenti, il settore dei prodotti lattiero-caseari manifesta nell’ultimo anno notevoli segnali di crisi o di stagnazione. La debolezza si presenta soprattutto per i formaggi la cui domanda è notevolmente calata, e per il burro, le cui scorte comunitarie hanno raggiunto livelli di stoccaggio elevatissimi.

Da ultimo, la riforma non manca di produrre i suoi effetti anche nella ripartizione dei contributi comunitari, effetti che da una prima analisi appaiono poco incoraggianti. Con l’introduzione delle nuove normative, infatti, il 63% delle aziende riceve meno di 5mila euro all’anno, il 16% degli aiuti totali; il 36% delle aziende riceve tra 5mila e 50mila euro annui (69% degli aiuti totali); solo l’1,4% delle aziende supera attualmente i 50 mila euro e riceve così il 15% degli aiuti diretti.

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Pubblicato il 19 Marzo 2003
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