Acquisto azioni Sea? Solo con azionariato diffuso e public-company

La risposta di Giorgio Merletti, Presidente dell’Associazione Artigiani della Provincia di Varese all’onorevole Giancarlo Giorgetti.

Varese deve entrare in Sea”, afferma l’onorevole leghista Giancarlo Giorgetti. E la boutade del politico non è certo fuori luogo, a maggior ragione quando si  parla di “sinergia” e di un interesse che non dovrebbe mancare da parte di imprese e associazioni datoriali. <E l’interesse, infatti, non manca – afferma Giorgio Merletti, Presidente dell’Associazione Artigiani della Provincia di Varese – ed è corretto sottolineare l’importanza di tale “progetto” che, seppur pretenzioso, potrebbe condurci a quella condivisione di obiettivi attraverso la quale valorizzare in pieno non solo le nostre potenzialità imprenditoriali ma anche sociali e politiche>.

L’Associazione Artigiani della Provincia di Varese, quindi, non si sottrae al compito di rafforzare una propria linea d’azione che possa offrire a tutti, nella stessa misura, una possibilità di partecipazione. L’invito è interessante, ma le modalità e i termini con i quali accettarlo dovrebbero essere migliorati.

<L’appello, sotto il profilo strategico, è degno di attenzione ma economicamente troppo impegnativo, prosegue Merletti. L’acquisto del 30% delle azioni Sea richiede uno sforzo che il mondo imprenditoriale varesino, seppur in cordata, probabilmente non si potrà permettere. Applicando una forma di azionariato diffuso presso gli enti e gli attori sociali ed economici del nostro territorio e puntando alla costituzione di una public-company, che possa assicurare un certo margine di sicurezza nella condivisione del rischio, forse si potrà compiere un passo verso la giusta direzione>.

<Seicento milioni di euro – conclude il Presidente dell’Associazione Artigiani –  necessitano un impegno “a raggera” da parte dell’intero mondo economico varesino: degli imprenditori, degli istituti di credito, delle multiutility e delle autonomie locali, Provincia e Comune. La “raccolta” fondi, definiamola in questi termini, non sarà né immediata, né semplice. A maggior ragione senza aver prima definito un piano industriale concreto (che eviti di ricadere negli errori delle avventure estere) in grado di offrire certezze e puntare ad una coesione sociale che possa giocare positivamente per lo sviluppo del nostro territorio>.

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Pubblicato il 05 Aprile 2003
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