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Giancarlo Galli si ripresenta alle prossime elezioni amministrative alla guida della città con la lista “Per una città nuova”. A sostenere il sindaco uscente sono L’Unione di Centro, di cui fa parte, Forza Italia e Alleanza Nazionale, esattamente la stessa coalizione della maggioranza degli ultimi cinque anni. In passato Galli è stato sindaco per la Democrazia Cristiana anche dal 1972 al 1978, poi presidente della Provincia di Como dall’’85 all’’86, costretto ad abbandonare la carica perché divenuto parlamentare per l’Udc per tre legislature (’86-’87 / ’87-’92 / ’92-’94). Attualmente è un dirigente della Regione in aspettativa, è laureato in filosofia, è sposato ed ha quattro figli.
Come mai ha deciso di ricandidarsi? «Ci sono ancora molti problemi da risolvere come il recupero della ex-ceramica Piccinelli e la sua riconversione ecologica, nonché lo sviluppo dell’Azienda dei Servizi alla persona, azienda nella quale abbiamo convogliato tutti i servizi sociali, scolastici e culturali e socio-sanitari»
Giudica questi ultimi cinque anni come quelli della rivoluzione? «Non della rivoluzione, ma di sicuro abbiamo corso parecchio: abbiamo realizzato la nuova scuola materna a San Martino, abbiamo rifatto e completato le due piazze cittadine, rifatto le reti fognarie e stradali, il teatro-auditorium, le case di proprietà comunali. Sul punto di vista del territorio abbiamo un nuovo piano regolatore adeguato a tutte le leggi vigenti. Abbiamo una previsione di un comune che non deve crescere molto nel prossimo decennio: pensiamo che passeremo da 7 mila a 8 mila abitanti».
Dovesse essere rieletto, cosa le piacerebbe di più vedere realizzato tra cinque anni? «Sicuramente vorrei vedere recuperata la ex Ceramica Piccinelli, area oggi dismessa e situata proprio in centro città, di fronte alla Stazione. Ma cinque anni non sono sufficienti, sarebbe già una gran cosa riuscire ad avviare qualche intervento, perché è una cosa complessa e da portare avanti con i privati, così da realizzare anche opere ragionate per la città. Ossia creare le basi per una riconversione ecologica con la realizzazione di un sottopasso in accordo con le Ferrovie Nord Milano e di un polo scolastico-culturale di medie-superiori. Non basta un semplice disegno bello dal punto di vista architettonico, vanno studiate le finalità per la città. È una grossa occasione».
In queste settimane si sono sollevate molte polemiche per il completamento della discarica di Mozzate e Gorla Maggiore. Quale futuro ci aspetta? «Siamo esattamente nella situazione di cinque anni fa, quando si facevano gli stessi discorsi. Cosa è cambiato? In cinque anni abbiamo solo superato la valutazione di impatto ambientale: la produzione di rifiuti è aumentata notevolmente e le autorizzazioni di questi giorni ne sono la dimostrazione. Noi dicevamo che avremmo applicato la normativa europea e rispondiamo a un esigenza che sembra ormai ovvia. Per le polemiche ci sono in giro troppi apprendisti stregoni, tutti hanno la soluzione giusta. La questione ambientale non si risolve dicendo “meglio bruciare”, soprattutto perché si producono solo rifiuti tossico-nocivi che da qualche parte dovranno pur andare, ovvero in discariche adeguate. Personalmente non faccio parte né della lobby delle discariche, né di quella dell’inceneritore. Sono d’accordo con tutti i tecnici provinciali e regionali quando sostengono che l’impianto di Mozzate-Gorla va completato e che si devono migliorare tutte le protezioni di tipo ambientale. Una discarica di questo tipo è certamente più ecologica di un inceneritore che deve essere comunque affiancato da una discarica per rifiuti tossico-nocivi. In Parlamento, mi sembra sta si stia studiando una soluzione sul fronte dell’energia cosiddetta rinnovabile».
Una frase per convincere i cittadini a votarla? «Come dice il nostro volantino elettorale: “Le novità positive si vedono. Mozzate sta cambiando. Non fermiamo il “futuro in corso”».
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