Aids: aumentano i casi tra gli eterosessuali
La nostra provincia si conferma al quarto posto a livello nazionale. Diminuiscono i casi conclamati. Pochi servizi per aiutarli
L’Aids torna a far paura. L’allarme è stato lanciato dal professor Paolo Grossi, primario della clinica di malattie infettive dell’ospedale di Circolo di Varese: “La situazione è uguale alla metà degli anni ’90. La categoria più esposta è quella degli eterosessuali, che spesso minimizza il rischio e non si sottopone a controlli. Così scopre di essere ammalato quando il virus ha infettato l’intero sistema immunitario”.
Eppure le statistiche parlando di una contrazione del numero dei malati: la parabola, dal picco del ’93 quando furono segnalati 16830 casi, è scesa sino ai 2173 del 2002, con un’ulteriore contrazione dello 0,8% degli ultimi mesi. “La spiegazione di questo dato – afferma Vincenzo Marino, responsabile del Dipartimento delle Dipendenza dell’Asl di Varese – è che oggi ci sono meno malattie conclamate grazie ai farmaci esistenti, ma nessuno conosce esattamente il numero dei sieropositivi. Ci sono stime che parlano di 80.000/110.000 contagi, ma è impossibile saperlo con certezza, anche perché è mutato il soggetto a rischio”.
Quando l’Aids fece la sua comparsa, si diffuse a tappeto tra i tossicodipendenti: le campagne di sensibilizzazione, allora, fecero effetto e queste persone adottarono stili di vita e di comportamento meno rischiosi affidandosi maggiormente ai servizi di aiuto che il territorio offriva. Dai tossicodipententi, in larghissima percentuale uomini, il virus iniziò a contagiare anche gli eterosessuali, a causa dei rapporti non protetti che i primi ammalati ebbero con le proprie partner occasionali o stabili. Oggi, il 38% degli ammalati è tossicodipendente e il 37,8% è eterosessuale.”La situazione – prosegue il dottor Marino – è tanto più rischiosa per gli eterosessuali in quanto il territorio non offre ancora sufficienti risposte per chi è in difficoltà. La nostra Asl ha il C.A.S.A., che è un centro d’ascolto e di aiuto, ma a volte non basta. Inoltre oggi di Aids non si parla più tanto e ciò è dovuto al fatto che questa malattia, com’è avvenuto per tutte le altre malattie trasmesse per via sessuale, è diventata endemica. La scienza ha fatto passi in avanti nel campo della cura e , speriamo, presto riuscirà a debellarle il virus Hiv. Nel frattempo, però, si dovrebbe potenziare i servizi sul territorio ed individuare un linguaggio che faccia presa soprattutto sui giovani. Con i tossicodipendenti siamo riusciti a far passare il messaggio. Si devono intensificare gli sforzi sul più vasto mondo degli etrosessuali”.
Il problema Hiv, dunque, è tutt’altro che risolto e la nostra provincia si conferma tra le più a rischio con un tasso di incidenza del 6,7 che la pone al quarto posto in Italia, alle spalle di Verbania, Brescia e Rimini.
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