Caso “moschea”, «un duro colpo alla convivenza civile»

La posizione del Partito dei Comunisti Italiani in merito ai recenti fatti di cronaca relativi all'Imam

Riceviamo e pubblichiamo

Le vicende che in questa settimana hanno interessato Gallarate, riguardo la chiusura della Moschea e l’arresto dell’Imam, hanno un che di inquietante. Inquietante per l’immediato polverone suscitato, per la solerzia della nostra "illuminata" Amministrazione Comunale nell’infliggere un nuovo duro colpo alla civile convivenza tra culture diverse. Per quando il sindaco Mucci dichiari che l’ordinanza di chiusura della Moschea non sia motivata dall’arresto dell’Imam, ci "sorprende" la "casuale" contemporaneità dei fatti. Finalmente ce l’hanno fatta, i nostro governanti, a mettere i sigilli: quelli apposti sull’edificio che ospita, anzi ospitava, la Moschea di Gallarate, e quelli sui principi di accoglienza e tolleranza. Già nel dicembre scorso la giunta comunale aveva minacciato la chiusura della Moschea, adducendo improbabili questioni di sicurezza e destinazioni d’uso. Già allora il PdCI prese posizione rivendicando il diritto della comunità islamica ad avere il proprio luogo di culto, come per tutte le comunità presenti sul territorio. È davvero molto inquietante come il sindaco e i suoi alleati abbiano preso la palla al balzo dell’arresto dell’Imam di Gallarate per giustificare la loro intenzione (e azione) di andare a colpire ingiustamente tutta una comunità che in Gallarate vive da tempo e che è riuscita ad integrarsi e collaborare con la società, nonostante gli interventi politici delle Amministrazioni Comunali di questi ultimi anni, sempre preoccupate a chiudere in bunker la città anziché favorire lo spirito multiculturale e solidale. È assolutamente da condannare l’uso strumentale dell’intera vicenda, gestita oltretutto senza osservare il minimo rispetto per la dignità delle persone coinvolte, prime tra tutte l’Imam; infatti la vicenda giudiziaria è appena all’inizio ma già sono state pronunciate, Lega Nord in primis, infondate e illegittime sentenze. In Italia, Paese in cui, tra l’altro, la Lega Nord è forza di governo nazionale, esiste la presunzione d’innocenza, sacrosanto principio secondo il quale un indagato è innocente fino a quando non ne viene dimostrata la colpevolezza dalla Magistratura, al di là di ogni ragionevole dubbio! O forse questo principio deve valere solo per le vicende giudiziarie del Presidente del Consiglio? Per questo auspichiamo che tale vicenda giudiziaria segua il proprio iter, scevro da pregiudizi, falsità e pretestuosità, che purtroppo già abbiamo visto. E che dire poi della bagarre all’interno della maggioranza? Le divisioni che ormai contraddistinguono l’operato della Casa delle Libertà sono determinate da reali problemi presenti sul nostro territorio, o piuttosto rappresentano un termometro della conflittualità interna alla maggioranza a livello generale? Quest’ultima ipotesi ci sembra credibile, basti pensare che tali divisioni non nascono solo a causa della Moschea di Gallarate, ma interessano Busto Arsizio sulla vicenda dell’Accam, Milano per quanto riguarda l’introduzione del dialetto o gli attacchi della Lega al ministro Pisanu … solo per fare alcuni esempi. Non sarà forse che si sta esaurendo l’esperienza della formula di alleanze della CdL?

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Pubblicato il 28 Giugno 2003
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