«Luci della ribalta su Varese. Ma ora non deve tornare il buio»

Il G31 è stata l'occasione per mostrare la città all'Europa. L'Associazione Architetti Varese rilancia: discutiamo delle grandi opere, ci vuole un progetto unitario

A VARESE MANCANO LE NUVOLE

Il recente summit, soprannominato G31, è stato interpretato come un’occasione unica, un’opportunità straordinaria per il ri-lancio turistico e congressuale della città giardino.

Politici ed amministratori, di entrambe le "parti", si sono impegnati "..perché non torni il buio" dopo le "luci" della ribalta.

Nessuno si è interrogato su quali siano i presupposti di questi auspici.

Il buon Dio ha fatto del territorio varesino un luogo di grande bellezza, in passato si sono realizzate opere degne d’ammirazione che hanno ulteriormente qualificato ed arricchito il paesaggio: la Via Sacra verso S. Maria del Monte, il sistema delle ville e dei parchi del ‘700 ed ‘800, case, alberghi ed industrie liberty costruite alle soglie del XX° secolo, per citare solo gli esempi siti nel territorio comunale.

Queste opere non sono solo belle, sono esempio di visione strategica, immaginazione progettuale, organizzazione imprenditoriale e capacità d’opera di chi, sapendo comprendere i valori di un luogo ed interpretando il proprio tempo storico, ha realizzato le condizioni strutturali per una coraggiosa azione promozionale da compiersi in una prospettiva medio-lunga.

Sono realtà frutto di progetti tanto lungimiranti che, ancora oggi, si ritiene di "affidarsi a loro" per il ri-lancio del territorio.

Alcune di queste realtà sono state meritoriamente valorizzate, negli anni passati, con finalità d’uso pubblico, gli esempi più rilevanti sono: il Centro Congressi di Ville Ponti, il museo di Villa FAI-Panza, il restauro dell’Albergo del Kursaal, il ripristino della funicolare del S. Monte.

Ciò nonostante, le contraddizioni in cui ci troviamo oggi sono tanto evidenti quanto insanabili. Davvero crediamo, alle soglie del III° millennio, di rin-novare il nostro territorio, attraverso la semplice ri-allocazione dei gioielli di casa?

Novant’anni sono passati dalla conclusione dei lavori dell’Albergo del Sommaruga, nel frattempo i costumi sociali, la coscienza civile, la tecnologia, hanno attraversato orrori indicibili e compiuto progressi impensabili.

Sappiamo benissimo che taluni valori etici, della bellezza e dell’intelligenza sono eterni ed immortali, ma i termini con cui si analizzano e confrontano le realtà operative, economiche e funzionali mutano in continuazione e sempre più rapidamente.

Siamo uomini del nostro tempo o di quale altro?!

Formuliamo alcuni esempi per spiegare i termini problematici e metodologici della questione.

Roma è una delle culle della civiltà, la sua ricchezza monumentale le garantisce la centralità nel sistema della mobilità-turistica mondiale. Ciò nonostante, in questi ultimi anni, sta portando avanti la sua sfida di capitale mondiale: è stato costruito un triplice auditorium (unico per dotazioni in Italia e tra i pochi in Europa); è in procinto di avviare la costruzione di un Centro Congressi da 10.000 posti (tra i più grandi del mondo) la cui immagine, stilizzata in una nuvola, è circolata persino in una tra le più diffuse pubblicità automobilistiche; ha avviato il percorso di realizzazione di uno dei più sofisticati musei d’arte contemporanea (il MAXXI), oltre ad una serie d’altre opere solo apparentemente minori.

Milano ha cominciato la costruzione della più grande fiera del mondo, sta attuando un complesso meccanismo di selezione per realizzare un pezzo di nuova città in luogo della precedente fiera, analogamente sta trasformando le aree di Bovisa, Bicocca, Garibaldi, P.ta Vittoria e Rogoredo.

Si dirà: ….. sono Roma e Milano, Varese non può ambire …!

La chiamano sindrome di Bilbao, è il paradigma di cosa significa promozione territoriale, città relativamente poco note ridisegnano il loro ruolo nella società post-industriale grazie ad opere contemporanee ed a qualificati eventi: Bilbao, Glasgow, Liverpool, Eurolille, per citare le medio-piccole più note, Barcellona ha scommesso, e ha vinto, sulle olimpiadi, Atene e Torino … ci provano, Salerno si sta muovendo su percorsi analoghi.

Varese, confronto a queste è una piccola città, ma Varese è, e deve essere: Insubria (Provincie di Varese, Como, VCO ed il Canton Ticino). Varese è prossima a Milano: non è un limite, è un’opportunità!

Nei casi sopra citati si sono realizzate delle opere emergenti, edifici improntati ad un’elevata qualità urbanistica, architettonica e funzionale (musei, centri congressi, teatri, ….) che, indipendentemente dalla concomitanza d’eventi e manifestazioni, riescono a catalizzare su di loro la vita della città, i flussi turistici, l’evoluzione urbanistica dell’intero sistema.

Grandi opere come quelle citate comportano costi elevati, il beneficio che ne deriva non è sempre diretto, è indotto sull’intera città.

A Varese vi sono alcuni piccoli gioielli, tra cui quelli già nominati, certamente in grado di rispondere bene, come già fanno, ad un mercato di nicchia ma per avere significativi effetti indotti sul territorio servono sicuramente altri standard.

Nella città non mancano solo i posti letto, manca un vero "sistema" che ne necessiti.

Il centro congressi è una macchina che richiede capienza e dotazioni adeguate per "gareggiare" con le numerose strutture concorrenti.

Uno spazio ad uso teatrale Varese ce l’ha, ma è limitato al "consumo interno", è privo d’appeal mentre necessiterebbe d’immagine e di standard più elevati per promuoversi, con festival e manifestazioni di richiamo, in ambito almeno interregionale.

Recentemente è stato presentato in Consiglio Comunale il master plan del nuovo campus universitario. L’università è una delle strutture più importanti per la vita e lo sviluppo della città di cui è parte, le strutture universitarie sono ben più di un servizio, sono parte dell’anima della città. Nel caso del campus varesino, considerato quanto è stato fin qui mostrato, sembra opportuno compiere un più adeguato approfondimento progettuale.

Abbiamo citato alcune delle opere oggetto di un annoso dibattito. Il pericolo che corre Varese è di continuare a confermarsi una bella carrozzeria senza motore, inutile augurarsi che vinca la competizione: è in mostra statica!

Si obietterà che per realizzare tante e tali opere occorrono tanti, troppi soldi!

Certamente tanti, quanto al troppi si consideri quanto segue.

L’Associazione AV, Architetti Varese, ha organizzato lo scorso 7 maggio un convegno dal titolo "Grandi opere per Varese". L’evento ha registrato la partecipazione di qualificati rappresentanti dei principali Enti pubblici: Regione Lombardia, Provincia e Comune di Varese, Università dell’Insubria ed Ospedale, ha trovato buona eco sulla stampa, vi hanno presenziato personalità della cultura, purtroppo, è mancata un’adeguata partecipazione di cittadini.

Nel corso del convegno sono stati illustrati e dibattuti i principali progetti in corso od in itinere: tangenziali (nord-est e sistema tangenziale urbano), nuovo ospedale, campus universitario di Bizzozzero e ristrutturazione della sede di via Ravasi, funicolare del Campo dei Fiori, sistemazione di P.za M.te Grappa, completamento dei musei di villa Mirabello e del Castello di Masnago, ristrutturazione dell’ex-cinema Rivoli, impianti ludico sportivi e di risanamento ambientale alla Schiranna, recupero del Castello di Belforte, recupero di Villa Baragiola, Opere che nel loro insieme comportano una spesa, programmata per i prossimi anni, di 250 milioni di euro!

La prima valutazione che si pone è se, con questi progetti, si configura un organismo unitario e strategico oppure una "semplice" sommatoria di necessità ed opportunità casuali.

Secondariamente si affaccia un interrogativo: quale città desideriamo? In risposta a questa domanda si devono formulare progetti mirati e coerenti!

Scommettere, coerentemente, su dichiarazioni come quelle di questi giorni comporterebbe mettere in cantiere ulteriori opere il cui costo, tuttavia, farebbe lievitare in misura proporzionalmente contenuta gli investimenti già citati.

Siamo convinti che nella città vi sono tante voci autorevoli, ancora inespresse, pronte a portare il loro contributo.

Non desideriamo trovarle tutte d’accordo sulle nostre opinioni, anzi! Auspichiamo un dibattito realistico, non polemico ma motivato.

Associazione AV Architetti Varese

Claudio Baracca, Patrizia Buzzi, Claudio Castiglioni, Marco Foglia, Laura Gianetti, Paolo Scapolo, Adriano Veronesi.

 

* L’Associazione AV è nata per volontà dell’Ordine Architetti PPC della Provincia di Varese, il suo scopo è promuovere la conoscenza della cultura architettonica ed urbanistica anche attraverso la collaborazione con Enti territoriali, scuole ed Associazioni culturali.

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Pubblicato il 21 Luglio 2003
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