«Sono “critici” la metà dei miei consumi»
Carne, olio, caffè e ortaggi: alimenti acquistati in modo solidale. L'esperienza di Donatella, che crede nell'etica del consumatore
«Acquisto, spendo e consumo. Ma in modo critico, andando a conoscere chi produce ciò che mangio o di cui mi servo, e traendo beneficio da prodotti naturali».
Donatella vive a Laveno Mombello con sua figlia e da due anni fa parte del gruppo di acquisto solidale, che assieme ad altee famiglie ha scelto di “comportarsi” in questo modo quando decide di fare la spesa.
Un esempio di quanti hanno inteso investire sul consumo solidale servendosi di produttori che vanno dall’agricoltore dietro l’angolo al piccolo produttore di caffè in Guatemala.
Così accade a Donatella, che, conti alla mano, non solo spende meno che a fare la spesa al supermercato, ma riesce a coprire almeno il 50 per cento del suo fabbisogno mensile con prodotti di questo tipo.
«Almeno una volta al mese sono costretta ad andare al supermercato – racconta Donatella – visto che alcuni prodotti non rientrano nei circuiti dell’acquisto solidale. Tuttavia, spesso più della metà dei generi alimentari che acquisto provengono da produttori locali che ci riforniscono di pane, carne, verdure, olio. Il concetto risiede in un motto fondamentale: “il minor tragitto dalla terra alla tavola”. Solo in questo modo è possibile controllare direttamente i produttori».
Certo non è facile unire la domanda all’offerta, ed è proprio per questo che i gas sono composti da diversi consumatori, per non lasciar solo il singolo.
«Non siamo un’associazione a tutti gli affetti – spiega Donatella – con regole, tessere o statuto. Siamo piuttosto un gruppo di amici che contattano i produttori. Questi, a loro volta diventano amici: in questo modo interrompiamo la catena “classica” della distribuzione e creiamo una forte interazione, che funge ovviamente anche da controllo, con chi produce i beni che impieghiamo per alimentarci ma anche per vivere».
L’unione fa la forza, insomma. E non solo per spuntare prezzi migliori. «Alcuni prodotti – continua Donatella – provengono da lontano. L’olio, per esempio, o il vino, sono produzioni che in provincia non si trovano. A Laveno ci sono 4-5 famiglie che fanno parte del gruppo d’acquisto. Siamo spesso in contatto tra noi, e questo permette di pianificare le richieste ai produttori diretti, così da far arrivare una partita di olio alla volta, dalla Puglia, o il vino direttamente dalle zone di produzione. La nostra esperienza non è però da confondere con quella dei prodotti cosi detti biologici: spesso costano molto ma non si sa da dove arrivano, fatto che per noi è fondamentale».
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