Discarica di Vergiate, servono soldi per la bonifica

E' necessario un intervento di consolidamento del terreno. Comuni e Provincia chiedono aiuto alla Regione. Ma il consorzio di gestione ha già un piano

Non è un’emergenza ambientale, ma potrebbe diventarlo. La discarica di Vergiate, chiusa da dieci anni, necessita nuovi interventi di consolidamento per impedire che biogas e percolato intacchino il terreno in profondità. Il consorzio intercomunale di smaltimento, organismo di gestione che fa capo ai comuni di Somma Lombardo e Vergiate, ha realizzato uno studio di fattibilità per il rimodellamento della discarica, che presenterà alla Regione Lombardia a fine mese. 

Quello che gli enti locali chiedono, però, è che la gestione economica della bonifica non sia lasciata solo ai comuni, ma che venga in un certo senso restituito il favore che a suo tempo il territorio fece alla Regione, accollandosi i rifiuti del milanese.
I sindaci dei due comuni – Ilio Pansini di Vergiate e Claudio Brovelli di Somma –  l’assessore all’ambiente della Provincia Francesco Pintus e i capigruppo della consiglio provinciale hanno fatto questa mattina il punto della situazione. I tecnici del consorzio hanno esposto problemi e soluzioni allo studio, e ribadito che, finanziamenti regionali o meno, l’intervento è comunque necessario. 
Lo è ancora di più dopo che la Regione ha recepito una direttiva Ue che prevede un periodo di bonifica di trent’anni a margine della chiusura delle discariche. L’ultimo camion a Vergiate è giunto nel febbraio del 1994. Secondo le relazioni tecniche del tempo, sarebbe stato di dieci anni il tempo di bonifica necessario. Ma le cose stanno diversamente. Il  liquido inquinante disciolto che proviene dai sacchi sepolti sotto terra continua a far muovere il terreno; manca un consolidamento effettivo e il sito produce ancora biogas con miasmi poco gradevoli che vanno tenuti sotto controllo per almeno altri venti anni. 
L’assessore Pintus ha espresso preoccupazione. La Provincia però non ha competenza sulla
discarica e si è limitata a dare visibilità alle richieste dei comuni. La domanda di un aiuto alla Regione viene espressa con determinazione dall’Ulivo. «Il Pirellone deve intervenire per evitare il pericolo di un futuro inquinamento» ha detto il capigruppo Stefano Tosi. Ma la richiesta di un finanziamento trova concordi anche esponenti della maggioranza come Ambrogio Mazzetti di Forza Italia, presidente del consiglio della Provincia.
In attesa di un aiuto da Milano (i primi contatti risalgono a due anni fa),  il consorzio ha studiato una soluzione per diminuire i costi, limitando in primo luogo l’acquisto di terra. 
Tra le altre, l’idea più interessante è quella di arrestare lo scivolamento del terreno con materiali inerti. I più indicati sarebbero le ceneri di forno, residui che rimangono sulle griglie di inceneritori o termovalorizzatori. Non residui qualunque, ma ceneri trattate da impianti vecchi al massimo cinque anni, con una buona resa e nessun valore inquinante. Il vantaggio economico è evidente: invece di comprare terra, il consorzio potrebbe ritirare residui di forno a pagamento, e con questi mettere un tappo che faccia stare fermo il terreno.


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Pubblicato il 20 Settembre 2003
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