«Il comune deve essere più attento quando destina i suoi fondi»

Sulla questione De Falco una replica all'assessore Malnati

Riceviamo e pubblichiamo
Grazie Sig. Assessore di essere intervenuto nella discussione suscitata dal caso De Falco. Avrebbe potuto far finta di non aver sentito, non l’ha fatto e questo è certamente un punto a suo favore. Permetta però qualche osservazione perché il suo discorso contiene alcune omissioni che potrebbero far pensare al lettore che tutto ciò che dice Lei è corretto e completo e che quindi la nostra presa di posizione è ingiustificata. E non è così. 

De Falco è stato a lungo "moroso" e i servizi sociali lo sapevano bene. Ma perché era moroso? La storia è lunga ma forse spiega anche perché i servizi sociali, sapendo non intervenivano. Questo accadeva con i suoi predecessori e quindi non chiama in causa Lei. Erano ancora i tempi di Roma ladrona. De Falco era moroso fondamentalmente per due ragioni: allontanato dal suo laboratorio di via de Cristoforis quando il Comune ha acquisito l’immobile per ristrutturarlo dietro la promessa di un non lontano rientro nei locali, dato che il Comune si impegnava a mantenere il tessuto artigiano di Biumo e ne difendeva già da allora le tradizione, il patrimonio culturale e bla bla bla , non essendosi questo verificato ( l’immobile non è ancora finito) De Falco ha perso il suo lavoro perché il locale in cui era stato trasferito, esattamente nello stesso cortile di via Nicolini dove abitava, non era adatto a contenere le macchine indispensabili al restauro di mobili, attività a cui De Falco si era dedicato e che gli aveva permesso di vivere dignitosamente. 

Era moroso anche perché, quando il comune gli ha attribuito il contributo Lui non era in grado di aggiungere la quota necessaria a completare l’ammontare dell’affitto e i nuovi criteri gestionali del comune prevedevano o il pagamento globale o il non pagamento e quindi l’aumento del debito. 

Ma era "moroso" soprattutto per una terza ragione: De Falco, dopo aver lavorato tutta una vita in Africa come padre bianco non ha avuto nessuna pensione e ha dovuto vivere con un minimo di pensione sociale che è stata a lungo di 360.000 lire poi di 500.000 e solo da pochissimo è diventata di un milione. Si possono fare tanti discorsi di "avrebbe potuto" "avrebbe dovuto" quando le cose stanno così? 

Ma io non vorrei intrattenerla molto su questo: c’è un altro problema che mi sta più a cuore: Assessore, siamo diventati tutti ragionieri e valutiamo le persone solo con la calcolatrice. Se uno mi permette di fare addizioni, moltiplicazione, elevamenti a potenza del suo patrimonio, perbacco mi fermo, è un ganzo, ma se uno non ci sa proprio fare con le cifre, non ha il senso degli affari, manda in tilt i computer quando entra in una banca perché ha onde contrarie (questa è una battuta) devo proprio buttarlo via? Non può esistere un’altra forma di ricchezza utile, magari indispensabile a far crescere una città?

Di questa ricchezza Nino ne ha tanta, tantissima e lo sanno tutti ai servizi sociali. Perché il Comune non ha mai accettato, invece dell’affitto, l’offerta di ore di lezione per i giovani, per gli stranieri che lui era disposto a dare anche la sera, quando per tanti ragazzi ci sono solo i bar o gli angoli delle strade in cui stare con una birra in mano? Non sarebbe stato questo, assessore, un modo meraviglioso di pagarsi l’affitto?

Personalmente sono dispostissima a discutere con Lei e con gli amici di De Falco su progetti di questo tipo, non mi impegnerei, personalmente per raccogliere soldi onde sanare un debito, inviterei piuttosto il comune ad essere più oculato e attento quando destina i suoi fondi. La città non diventa più povera se non ha tre aiuole o un dizionarietto per altro molto discutibile, con i termini bosini forse starebbe meglio se non cambiasse troppo spesso segnaletica stradale ecc. ecc. ma sarà sempre più povera se non utilizzerà le competenze e la sapienza dei cittadini,soprattutto di quelli che gridano meno e si fanno meno notare. 

Gisa Legatti

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Pubblicato il 12 Settembre 2003
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