«E ora vi diciamo la verità sui prezzi»
Il dossier presentato questa mattina nella sede varesina della Confesercenti: è aumentato tutto, ma anche i costi per i negozianti
Nessuno può più negare l’aumento dei prezzi, nessuno può più prendere per oro colato i dati dell’inflazione: dopo tanto tempo di rialzo dei prezzi non c’è dubbio, è il momento delle riflessioni. E i primi a farle, incalzati da una vera e propria campagna dell’opinione pubblica contro di loro, sono le organizzazioni di commercianti. Che si difendono, ricordando che dei rincari diffusi le prime vittime sono proprio loro. Confesercenti in particolare ha realizzato un dossier incrociando dati Istat e Unioncamere: e in questo dossier vengono fornite informazioni sull’evoluzione che negli ultimi 2-3 anni i prezzi al consumo di alcuni beni evidenziando anche le dinamiche dei prezzi di questi stessi beni dal lato della produzione, con risultati a volte sorprendenti
L’elaborazione di questi dati, sostanzialmente, ha evidenziato per esempio che in realtà i prezzi al consumo dei beni non hanno una dinamica sostanzialmente diversa dai relativi prezzi alla produzione, e che diverse componenti tariffarie – che già hanno un peso di rilievo nella composizione dei costi aziendali- hanno subito recentemente un’accelerazione, soprattutto col passaggio da tassa a tariffa. Il caso più eclatante è costituito dallo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, che per le categorie di esercizi considerate dall’analisi hanno registrato incrementi medi, tra il 1999 ed il 2003, di circa il 55%, con punte addirittura dell’82%
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Smaltimento dei rifiuti |
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Variazione % dell’imposta
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2000/99
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2001/00
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2002/01
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2003/02
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2003/99
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Ortofrutta
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19,7%
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18,0%
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0,8%
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14,4%
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52,9%
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Ristoranti, pizzerie
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14,2%
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10,9%
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1,5%
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20,2%
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46,8%
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Bar, pasticcerie
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22,3%
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8,3%
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1,5%
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13,6%
|
45,7%
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Commercio alimentare
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13,4%
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4,1%
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4,0%
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17,8%
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39,3%
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Commercio non alimentare 2,3%
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1,4%
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65,8%
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13,1%
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82,6%
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oppure che anche molti servizi che devono essere a loro volta acquistati dagli esercenti presentano dinamiche dei prezzi superiori alla media (servizi finanziari, riparazioni, energia), e infine che il problema dell’inflazione alimentare riguarda a dire il vero solo i prodotti ortofrutticoli, che presentano notevoli rialzi già all’origine
«Si è fatta molta polemica sul settore dell’ortofrutta: ma questo rappresenta il 3 per cento del commercio in Italia – ha sottolineato Gianni Lucchina, direttore della Confesercenti varesina – ed ha avuto problemi che con l’euro per esempio hanno avuto poco a che fare, come la siccità e le alluvioni, arrivate contemporaneamente quest’anno».
In questa dinamica, l’euro ha inciso sì , ma relativamente in questo aumento dei prezzi, secondo la Confesercenti «Non si tratta di un abbinamento automatico – ha proseguito Lucchina – e la prova arriva dagli altri paesi dell’euro che non hanno avuto gli stessi problemi»
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Costi e ricavi per bar e ristoranti
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Imprese con meno di 19 addetti
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Ristoranti
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Bar |
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Spesa per acquisto di merci e di materie
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48,6
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50,5
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prime e di consumo
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Spesa per servizi e tariffe |
18,5
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18,2
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Spesa per personale
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14,8
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9,4
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Ammortamenti e rinnovo capitali fissi
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9,8
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3,2
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TOTALE COSTI DELLA PRODUZIONE
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91,7
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82,9
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TOTALE RICAVI
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100,0
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100,0
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DIFFERENZA RICAVI-COSTI
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8,3
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17,1
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I rincari sono stati diffusi, molti di questi pesano anche sulle spalle dei commercianti, in un conto che, sorprendentemente, vede la spesa per il personale incidere molto meno della spesa per i servizi e le tariffe. La situazione è senza via d’uscita: alla fine tutti aumentano tutto «In una situazione come questa, il rapporto qualità e prezzo è l’arma vincente: chi prova ad approfittarsene perde: il cliente e in generale quote di mercato» ha spiegato Cesare Lorenzini, presidente della Confesercenti varesina.
Per parte sua la Confesercenti ha ricordato di essersi già spesa a favore del consumatore per il contenimento dei prezzi: ciò è già avvenuto con la campagna Prezzo Amico, l’accordo sottoscritto fra Confesercenti e Intesa Comumatori il cui obiettivo è quello di bloccare sino al 31 dicembre i prezzi di alcuni prodotti compresi in un paniere, a cui hanno aderito circa 300 negozi in provincia.
«Ora siamo al lavoro per organizzare la campagna Menù Amico – conclude Lucchina – che coinvolgerà, in una iniziativa analoga, bar, pizzerie e ristoranti».
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