Gulliver, quarant’anni di storie e rinascite: «La fragilità che si fa forza»
Il centro festeggia l’anniversario con la campagna "Sguardo Fuori" e l’inaugurazione della Sala Convivio. Nel 2025 assistite oltre 3.400 persone: un bilancio tra numeri della cura e nuovi progetti per il territorio
Quarant’anni di presenza «discreta e tenace». Dal 1986 a oggi, il Centro Gulliver è diventato un pilastro del welfare varesino, trasformandosi da scommessa di un gruppo di giovani a realtà consolidata che oggi conta 77 dipendenti e 35 collaboratori distribuiti tra Varese, Bregazzana, Cantello e gli Orti di Bregazzana.
Uno “Sguardo Fuori” e l’obiettivo bellezza
Per celebrare il traguardo, l’ente ha lanciato la campagna “Sguardo Fuori”: «Non un luogo chiuso, ma uno sguardo che riconosce e accoglie», spiega il direttore Maria Raffaella Valenti. Questa filosofia si traduce concretamente nel progetto Obiettivo: Bellezza, che vede l’ambiente come parte integrante della terapia.
«Curare significa prendersi a cuore la vita — ha spiegato la direttrice —. Non è un concetto astratto, ma qualcosa di estremamente pratico: si fa ogni giorno con accoglienza, rispetto e attenzione nelle nostre sedi. In un momento storico dominato dalla velocità e dal “tutto subito”, dove la fragilità è vista come un elemento negativo, Gulliver ha il compito di rendere vitale la cura. È questa l’unica cosa che può veramente salvare la nostra società». Valenti ha poi indicato due pilastri del lavoro quotidiano: l’agire insieme e la responsabilità, intesa come capacità di dare risposte concrete ai bisogni delle persone.
Dopo il restyling della sede di via Albani, lo scorso 22 febbraio è stata inaugurata la Sala Convivio. «I luoghi di degenza devono essere luoghi di dignità — sottolinea il direttore sanitario Giovanni Croci — il Convivio è una soglia tra ciò che si è fratturato e ciò che può ancora rinascere».
La nuova campagna che accompagnerà l’ente per tutto l’anno è racchiusa in due parole: Sguardo Fuori, come ha spiegato Marcello Vitella di Yop che ha presentato l’evento per festeggiare i 40 anni di Gulliver. Lo “sguardo” rappresenta il presente e il passato, la modalità con cui gli operatori si rivolgono alle persone: un approccio pieno di amore e apertura, simile a quello materno. Il “fuori”, invece, è la parola chiave per il futuro. Segna il passaggio da un Gulliver “chiuso” – quasi un luogo protetto da difendere – a un’istituzione aperta alla comunità, pronta a mettere a disposizione del territorio 40 anni di esperienza clinica.
La forza della corresponsabilità
Il quarantesimo anniversario diventa per il Gulliver un’occasione per ribadire il legame indissolubile con la comunità locale. Come ricordato dal presidente, Emilio Curtò, la cura non è un processo isolato: «Le famiglie e l’intero territorio sono parte attiva dei processi di cura relazionale, capaci di generare benessere individuale e collettivo. Insieme agli operatori e ai professionisti, contribuiscono a costruire un percorso condiviso in cui la partecipazione diventa motore di crescita».
Secondo Curtò, è proprio questo coinvolgimento corale ad alimentare «quel senso di corresponsabilità che rappresenta la condizione fondamentale per un autentico cammino di benessere». Un traguardo che il Presidente ha voluto celebrare con una serie di ringraziamenti speciali: «Un grazie particolare va ai soci fondatori che hanno avuto la visione di iniziare questo viaggio, a don Michele Barban, che per 34 anni ha guidato la Cooperativa con lungimiranza, e a tutti gli operatori che con umanità custodiscono ogni giorno la nostra missione». Per quanto riguardo al futuro, Curtò ha ribadito un concetto semplice, quanto efficace: «Il futuro è oggi. Dal 2020 il Gulliver ha cambiato pelle, ma senza modificare l’anima: restiamo fedeli a “Progetto Uomo”, dove al centro di tutto c’è la persona. Abbiamo introdotto un nuovo logo e un nuovo payoff per ricordare a noi stessi e ai nostri pazienti che ammettere le proprie fragilità non è debolezza, ma il punto da cui ripartire».
L’obiettivo è intercettare le fragilità sommerse: professionisti o lavoratori integrati che faticano a chiedere aiuto per pudore, e la nuova “nicotina digitale”, ovvero la dipendenza da social che colpisce i giovanissimi. Proprio su questo tema, il Gulliver organizzerà nel 2026 un convegno scientifico di rilievo.

Le radici di un sogno: il racconto del fondatore
Le celebrazioni del 40° anniversario sono state l’occasione per ripercorrere i primi passi dell’ente attraverso le parole di Marco Giovannelli, tra i soci fondatori: «Quando il 16 febbraio 1985 incontrammo i responsabili di Progetto Uomo a Roma, non potevamo sapere quanta strada avremmo percorso — ricorda Giovannelli —. Avevamo però coscienza del bisogno di trovare risposte a una situazione sociale difficile».
Nonostante l’idea iniziale di un progetto pubblico-privato non andò in porto, il seme era piantato: «Un gruppo di giovani si mise a disposizione per costruire una nuova realtà e il 22 febbraio 1986 fondammo la cooperativa. È stata una storia straordinaria di passione e responsabilità; festeggiare i 40 anni è un onore».
«Tutto nasce da un intreccio incredibile tra Varese e Viterbo», ha ricordato Giovannelli. «All’epoca l’idea era allontanare i ragazzi, mandarli il più lontano possibile. Io stavo facendo il servizio civile al nucleo operativo tossicodipendenze e ci fu una combinazione fortuita: alcuni nostri ragazzi erano a Viterbo nel programma “Progetto Uomo” di don Mario Picchi. Da lì iniziò un percorso di incontri a Castel Gandolfo».
Giovannelli ha rievocato con un sorriso gli inizi pionieristici e quasi “anarchici”: «Il 22 febbraio 1986 fondammo la cooperativa, ma la scintilla fu Michele Barban. Mentre noi tre primi operatori eravamo a Roma per la formazione obbligatoria, lui non riuscì ad aspettare: aprì l’accoglienza in via Paisiello, tre stanze e un ufficio minuscolo, accogliendo subito i primi cinque ragazzi. Partì così, senza una logica apparente, ma con una forza travolgente».
Il fondatore ha poi snocciolato i ricordi delle prime sedi: la villa a Golasecca («famosa perché il vicino teneva diversi leoni e una volta ne scappò uno, con gli elicotteri che volavano sopra la comunità»), il piccolo appartamento di via Via Romans sur Isere a Varese, fino alla scoperta della cascina di Bregazzana nel 1987. «Ci fu poi una frattura dolorosa, ma oggi, a 40 anni di distanza, non ha senso cercare torti o ragioni. Michele Barban è stato capace di gestire questa realtà per 35 anni con una passione enorme. Recuperare oggi quel “prologo” di storia serve a capire quanto il Gulliver sia capace di rigenerarsi: allora era un’urgenza contro la sostanza, oggi è un percorso propositivo di affiancamento alle vite umane».
I numeri del 2025: focus sui giovani
L’ultimo bilancio sociale fotografa un impegno massiccio: 3.465 persone aiutate in un anno.
Area Dipendenze: 197 persone assistite, con il 12% tra i 18 e i 24 anni.
Consultorio e Prevenzione: 1.032 persone supportate dal consultorio e 167 dalle attività ambulatoriali.
Scuole: un impatto enorme con 1.656 alunni coinvolti tra primarie e superiori.
Progetto Magellano: l’accoglienza di infermieri e laureandi dal Sudamerica.
Le nuove sfide: social e dipendenze sommerse
Il Direttore Sanitario Giovanni Croci ha acceso un importante faro sulle nuove frontiere della cura, paragonando la dipendenza digitale a quella da sostanze: «Il meccanismo di gratificazione dei social simula quello delle droghe, portando all’isolamento e alla perdita di interessi. Esiste un filo rosso che lega i giovani iperconnessi ai professionisti che abusano di cocaina: sono dipendenze “invisibili” e normalizzate dalla società, che rischiano di cronicizzarsi nell’ombra. Il nostro compito è aprire nuove possibilità terapeutiche per riconnettere queste persone alla realtà».
Il calendario degli eventi
Le celebrazioni, iniziate con il taglio della torta in streaming tra tutte le comunità, proseguiranno per tutto il 2026. Il 27 febbraio ci sarà la presentazione del libro Storie di (stra)ordinario dolore di Laura Salvioni alla Feltrinelli di Varese (ore 18:00).
A maggio appuntamento con la giornata “Ieri, Oggi, Domani” con la premiazione dei dipendenti storici e l’intervento di Massimo Folador (LIUC). Il 24 maggio concerto gospel dei Greensleeves in via Albani. Ad ottobre infine spazio al convegno sulle nuove dipendenze e concerto benefico della band Doc’s and Roll.
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