L’ex senatore Leoni: «Fini l’ha fatta grossa»
Voto agli immigrati: la Lega conferma le critiche. Ermolli (FI): «Proposta intelligente». An: non è una provocazione
«Fini l’ha fatta grossa, questa volta ha pisciato controvento». Giuseppe Leoni, il patriarca della Lega, non utilizza metafore. L’uscita di leader di An sul voto agli immigrati, com’era prevedibile, scatena reazioni che sopratutto dalle parti del Carroccio non inducono ai mezzi termini. Altrove, invece, prevale la cautela, ma non senza qualche deciso segnale di apertura.
Certo, visto dalla periferia, il problema è depotenziato dal suo rischio più grave: la tenuta di governo. Tant’è che, a fronte delle prime reazioni irritate di Berlusconi, la posizione di Forza Italia locale è più improntata alla cautela.
«Premetto che esprimo una opinione personale, il mio non è ancora un ragionamento politico che richiederebbe maggior approfondimento – commenta Gianpaolo Ermolli, coordinatore varesino degli azzurri -: ma mi pare una proposta intelligente. E lo diciamo noi che siamo stati molto fermi contro l’abusivismo sociale. Io credo che l’illegalità vada combattuta a monte, ma se siamo in presenza di situazioni consolidate e legali, buona volontà all’integrazione, ritengo sia doveroso ammettere al voto gli immigrati. Non possiamo permetterci situazioni di disgregazione sociale, tanto più in un’Europa unita».
Positivo ma ugualmente improntato alla prudenza è il commento di Luca Ferrazzi, presidente provinciale di An. Le parole dell’esponente dello stesso partito di Fini racchiudono lo stupore di chi non si aspettava, all’improvviso, una sortita di questo tenore: «Il discorso di Fini ha colto di sorpresa anche noi. Non credo sia solo una sparata per mettere a dura prova la tenuta del governo. È la Lega, più che An, ad essere esperta in questo genere di prassi politica. Ritengo sia una giusta apertura ad un argomento che merita in ogni caso un lungo ed approfondito dibattito».
Non una provocazione ad arte, dunque, quella di Fini, ma una coraggiosa presa di posizione che non dovrebbe avere ricadute sulle amministrazioni locali. «Le alleanza locali viaggiano su binari consolidati e su programmi condivisi – conclude Ferrazzi – spero nessuno strumentalizzi la questione per ottenere vantaggi sul territorio».
Chi invece è convinta di avvantaggiarsi in termini di elettorato è naturalmente la Lega. Vale la pena solo di ricordare che fu il ministro Maroni, poco più di un anno fa a suggerire, differita nel tempo, la possibilità del volto agli immigrati. Ipotesi, silenziata dalla linea ufficiale del partito. Che oggi può invece gridare al lupo contro quello che ormai è additato come il vicino scomodo. Giuseppe Leoni, anima cattolica della Lega, tra i padri fondatori del movimento padano, non ha esitazioni: «Fini ha pisciato contro vento, ma fra poco sarà costretto dai suoi ad asciugare i panni». L’immagine di Leoni è colorita e il seguito lascia ancor meno spazio all’immaginazione. «Quello lì non ha acume politico, anzi in politica non ci prende proprio. Certo a noi fa comodo, queste uscite non fanno altro che rimpolpare le nostre fila. E poi cosa vuol fare, un decreto legge? Si dovrà andare in parlamento e allora vedremo chi è d’accordo».
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