Prezzi impazziti: i commercianti svelano la loro verità
Anche a Varese adesione dell'Ascom all'iniziativa di Confcommercio
«Dobbiamo rompere l’accerchiamento». Così si esprimono – e così si sentono – i commercianti, a più di un anno dall’avvento definitivo dell’euro, di fronte ad un mercato incarognito contro di loro e contro l’aumento dei prezzi: accerchiati, in trincea. Ma l’aumento dei prezzi, oltre che per i consumatori, è anche un "danno " per i commercianti, schiacciati dall’aumento di tasse e servizi che hanno alzato, e di molto,il budget di spesa degli esercizi pubblici. Questa è la tesi della Confcommercio, questo è il motivo per cui da questa associazione di categoria parte oggi la mobilitazione, e una vera e propria campagna, per ristabilire anche le loro verità.
Una campagna a livello nazionale che è combattuta, naturalmente, anche in provincia di Varese: «Non si può dire che i prezzi non siano aumentati – spiega Carlo Bottinelli, presidente di Uniascom – ma l’aumento non è solo a carico di chi vende al dettaglio: bisogna vedere se i prezzi alla produzione sono aumentati, e a quanto ammontano i carichi aggiuntivi per tasse e servizi. Il consumatore vede nel negozio i prezzi aumentati e accusa di questo il commerciante: ma ci sono tante componenti invece che contribuiscono al prezzo, e costringono anche il commerciante ad alzare i prezzi. Che non possono aumentare più di così, perché anche per il commerciante sarebbe un suicidio»
Sotto accusa dei commercianti ci sono i rincari dei prezzi dei servizi e quelli delle tasse: «In certi paesi della zona di Busto le tasse rifiuti sono aumentate anche del 100%. – spiega il presidente dell’Associazione Commercianti di Busto Arsizio – Questo significa, per una azienda commerciale, passare da 7/8 a 15/16 milioni (in vecchie lire) di tasse da pagare. Non è un problema da poco» Come lo è anche l’aumento dei prezzi alla produzione, che necessariamente aumenta anche i prezzi al dettaglio.
Questo "impazzire" dei prezzi ha scompigliato il mercato e perciò tutta l’economia nazionale e di zona: per questo giovedì prossimo, a Milano, l’assessore regionale al commercio ha convocato le associazioni perché vogliono tentare di fare un "paniere" lombardo, mentre la Camera di Commercio ha già avviato, da quasi un anno, un osservatorio sui prezzi, che fra poco darà i primi risultati.
Insomma si cerca di dare un ordine al marasma che questo cambiamento di valuta, certamente epocale, ha creato nel mercato italiano. «Il consumatore ha perso in un anno tutte le certezze che riguardano gli acquisti – Ha spiegato Giorgio Angelucci, presidente dell’Associazione commercianti di Varese e studioso del campo – ha perso quello che si definisce "prezzo di riferimento"e che gli permetteva di individuare, dato il prezzo esposto, per esempio, di una gonna, se questo era troppo o poco per quella qualità e se era ciò che voleva spendere per quel capo. Tutti stanno ancora faticando a ricreare nella propria mente questo prezzo di riferimento, una piccola cosa che ha scompigliato tutte le nostre certezze».
Il nostro territorio però ha di fronte a questa confusione, un sacco di risorse: «Varese è in una condizione fortunata. – ha sottolineato Sergio Bellani, direttore di Uniascom – Il 60% del commercio è legato alla grande distribuzione, ci sono circa 150 hard discount in provincia: la possibilità per il consumatore varesino di risparmiare o di vedere i prezzi calmierati ci sono molto più che in altre zone d’Italia. E magari accadono cose come queste: che ci vengono a dire che non fidandosi più dei prezzi della grande distribuzione, aumentati a dismisura, hanno provato a tornare nei piccoli negozi, scoprendo di riuscire persino a risparmiare…»
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