Confermati nel ballottaggio i due parlamentari uscenti
Si è chiuso, con la conferma di Dick Marty per i liberal-radicali, Filippo Lombardi per i popolari-democratici, il secondo turno nelle elezioni federali
Dick Marty per i liberal-radicali, Filippo Lombardi per i popolari-democratici. Si è chiuso con una doppia conferma dei parlamentari uscenti, e con amplissimo margine sugli sfidanti, il turno di ballottaggio nelle elezioni federali per quanto riguarda il Canton Ticino: tanto che è legittimo il porsi la domanda circa l’utilità di questa votazione supplementare, costata ai contribuenti ticinesi la bellezza di 300’000 franchi. Quattro settimane or sono, difatti, Marty e Lombardi si erano già imposti con scarti considerevoli su Marco Maurizio, candidato socialista, e su Giuliano Bignasca, presentatosi come rappresentante dell’alleanza di Destra. A determinare il ricorso ad una seconda votazione è stata la scelta di “non desistenza” venuta dalla presidenza dei socialisti, presidenza evidentemente galvanizzata dall’ottimo riscontro elettorale conseguito (più 6.8 per cento alla Camera bassa, anche se il seggio perso dalla Lega è poi stato appannaggio dei liberali-radicali con la neoparlamentare Laura Sadis).
Secondo i risultati ufficiosi diffusi dai responsabili della Cancelleria cantonale, Marty torna a Berna forte di 33’342 preferenze; a ruota Lombardi, con 30’805 suffragi. Maurizio si è fermato a quota 19’968, Bignasca ad 11’916. In calo l’affluenza alle urne: 36.0 per cento, contro il 47.5 per cento del 18 ottobre, per un totale di 72’657 voti espressi. In drastica riduzione l’incidenza delle schede bianche (dal 6.8 al 2.6 per cento), e del tutto ininfluenti le nulle (0.2 per cento). La rappresentanza ticinese a Berna, tra Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati, risulta dunque composta da 4 liberali-radicali, 3 popolari-democratici, 2 socialisti ed un leghista peraltro già aggregatosi al gruppo dell’Unione democratica di Centro.
La battaglia politica in Svizzera si sposta ora proprio alle aule parlamentari. Mercoledì 10 dicembre andrà in scena l’elezione del nuovo Governo, con Kaspar Villiger (liberale-radicale) dimissionario e con il più che probabile ingresso di un secondo “ministro” Udc al posto di un democristiano. La “formula magica”, ossia la coabitazione dei 4 partiti maggiori, appare in ogni caso al capolinea; ma anche l’ipotesi di un Esecutivo di coalizione si fonda su cifre e su margini oggettivamente molto, molto ristretti.
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