“Donne picchiate? Succede anche a Varese”
A palazzo Estense un convegno per presentare un progetto in difesa delle donne maltrattate
Ma la violenza e il maltrattamento esistono? Anche a Varese? Sono alcune delle domande che la dottoressa Camilla Zanzi, presidente di EOS, si sente spesso ripetere: «Si stenta a pensare che anche da noi ci sia questo fenomeno. In sei anni che mi occupo di maltrattamento femminile ho ascoltato tante storie drammatiche, di donne appartenenti a tutti i ceti sociali. Storie di violenze fisiche, con sberle, pugni e calci, ma anche psicologiche che annientano la personalità della donna. Nel nostro centro di ascolto abbiamo assistito una media di 40 donne all’anno: le abbiamo ascoltate e convinte ad uscire dal tunnel, creando un percorso riabilitativo lungo e drammatico».
«A spingere le vittime allo scoperto è soprattutto l’amore per i figli – spiega Camilla Zanzi – bambini che assistono impotenti a scene che li segneranno per tutta la vita. In questi anni i piccoli coinvolti sono stati almeno 270: una cifra enorme. A volte le donne si sfogano, si confidano ma poi tornano a casa perché l’istinto protettivo per il proprio uomo ha la meglio. Le più restie sono la mogli di personaggi in vista, spesso uomini che godono di un’ottima reputazione: queste donne hanno talmente paura che ci parlano solo al telefono nascondendoci persino il nome di battesimo».
Per fare il punto di questa realtà drammatica, che ogni anno di più emerge allo scoperto, sabato 22 novembre si svolgerà un convegno a Palazzo Estense. Sotto l’insegna del CVV, il coordinamento di volontariato varesino, Andos, Varese, Eos, Caritas, CAV, presenteranno un progetto che vuole chiarire i contorni del fenomeno: «Eos e il Consultorio La Casa, che hanno i consultori più sensibili a queste tematiche, raccoglieranno alcuni dati che verranno poi messi insieme a quelli raccolti da altri enti preposti, come i servizi sociali. Dal monitoraggio scaturirà un osservatorio che avrà il compito di informare e sensibilizzare la popolazione, le istituzioni pubbliche e private, oltre a quello di coordinare e razionalizzare gli interventi in favore delle donne maltrattate e ideare iniziative volte a promuovere la prevenzione e la sensibilizzazione».
«Le donne arrivano quando non ce la fanno più. Di solito è il “tam tam” che le conduce a noi. La zona da dove riceviamo le segnalazioni maggiori è il luinese. È più facile che arrivino dai paesi, perché escono dalla propria realtà. Il fenomeno, però, è ancora sommerso: la situazione è migliorata in sei anni, ma c’è ancora molto da fare».
Parlarne sicuramente fa bene: ci si sente meno sole.
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