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Il 24 giugno dello scorso anno la guardia di finanza suona al citofono del civico 22 di via Puglia. Lì abita Mohamed el Mahfoudi, imam della moschea di Gallarate. Le fiamme gialle sono andate ad arrestarlo. Mahfoudi con altri cinque tunisini è coinvolto in un’inchiesta sul terrorismo islamico, condotta su tutto il territorio nazionale. L’accusa principale è quella di aver fornito supporto logistico e finanziario a un gruppo di matrice islamica ritenuto vicino Al Qaeda, oltre ai reati di frode fiscale mediante l’utilizzo di fatture false, favoreggiamento all’immigrazione clandestina, ricettazione di documenti falsi, simulazione di reato, e ricettazione e appropriazione indebita finalizzata al traffico illecito di automezzi. Mahfoudi decide di stralciare la sua posizione dal processo principale, chiedendo il rito abbreviato (un giudizio allo stato degli atti, senza istruzione probatoria). Nonostante ci siano intercettazioni telefoniche, dove si parla di trasferimenti di danaro ad un cittadino libanese e altri riferimenti che fanno pensare a collegamenti con il terrorismo internazionale, è convinto di poter chiarire fin da subito la sua posizione. «Più che la prospettiva della riduzione di un terzo della pena, eravamo convinti che l’evidenza delle prove fosse sufficiente ad ottenere l’assoluzione piena. Il dibattimento non avrebbe portato molto di più», dirà a fine processo il difensore dell’imam, l’avvocato Massimo Natali. (foto sotto)
Anche Ben Mohamed Coabaane Trabelsi, tunisino di 37 anni, arrestato a Porto Ceresio nell’ambito della stessa inchiesta, sceglie la strada più breve. Le udienze si svolgono di fronte al giudice dell’udienza preliminare Giovanna Verga. Il pm Luigi Orsi nella requisitoria finale chiede quattro anni e quattro mesi, da ridurre a due anni e due mesi con l’applicazione delle attenuanti. Il 22 gennaio arriva la sentenza: Mahfoudi viene riconosciuto colpevole di concorso esterno per associazione per delinquere, ma la sua condanna è ridotta a un anno e quattro mesi, con i benefici della condizionale; mentre Trabelsi viene assolto. «Una condanna modesta per un’accusa pesante», sentenzia a sua volta l’avvocato Natali. Il 3 febbraio inizierà il processo agli altri quattro tunisini coinvolti nell’inchiesta: Youssef Abdaoui, Ahmed Loubiri, Ben Mohamed Abdelhedi, Kamel Darraji, il cui esito potrebbe avere conseguenze importanti nella posizione di Mahfoudi. Nel caso di assoluzione dei quattro, infatti, verrebbe meno per l’imam di Gallarate la finalità del reato per cui è stato condannato, ovvero il concorso esterno nel procurare finanziamenti e supporto logistico al terrorismo islamico. .
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