E se tutti facessero come Brebbia?

Riceviamo e pubblichiamo  A leggere gli interventi sugli Ecomostri di Brebbia viene da chiedersi: dove andrà a finire il nostro

Riceviamo e pubblichiamo 

A leggere gli interventi sugli Ecomostri di Brebbia viene da chiedersi: dove andrà a finire il nostro territorio se tutti seguono l’esempio di Brebbia? Non mi riferisco solo agli obbrobri che le foto documentano senza rendere a sufficienza la bruttezza in sé e l’incoerenza con il contesto circostante, quasi una proterva volontà diabolica avesse voluto infierire sul territorio gridando con tronfia arroganza la morte del buon senso e del buon gusto dei nostri padri. Ho potuto seguire la recente sessione del Consiglio Comunale che ha valutato due varianti al Piano Regolatore e le ha approvate. Non voglio riferire le discussioni di merito che riguardano fatti locali che chi non ha buona conoscenza dei luoghi farebbe fatica a seguire, ma desidero segnalarne il significato generale. Si, perché nel suo microcosmo la sessione di Brebbia è stata una straordinaria rappresentazione, guidata dalla mano sapiente di un grande regista, di tutto l’armamentario ideologico e pratico impiegato per stravolgere e deturpare il territorio. Premesso che le due varianti interessavano la realizzazione di una nuova area industriale e l’edificazione di un insediamento turistico in vicinanza del Lago Maggiore, la rappresentazione si svolge in quattro atti.

1) Chi vuole le varianti? Gli interessi economici. "La variante soddisfa i bisogni degli operatori". C’è una "crescente necessità di aree da destinare alla produzione". Le varianti vanno incontro alle "esigenze di sviluppo del paese" e alla prospettiva del "rilancio turistico". Le frasi virgolettate sono state naturalmente pronunciate da esponenti della maggioranza e testimoniano da dove nascono gli interventi urbanistici (non dall’interesse generale che non è citato e se c’è coincide tout court con interessi particolari). Solo un paio di commenti. A qualcuno risulta che ci troviamo in una fase impetuosa di industrializzazione o reindustrializzazione che ci sta proiettando in nuovo spazio economico? Siamo nell’era dell’industria estensiva affamata di terreni vergini da asservire a impellenti esigenze produttive? O siamo piuttosto in una fase di stagnazione industriale, di finanziarizzazione dell’economia che vede prevalere impulsi speculativi? Non sarà che l’investimento immobiliare è oggi quello più redditizio (salvo l’esplosione delle bolle speculative dei mercati immobiliari come la crisi di alcuni paesi dell’Estremo Oriente ci insegna)? Sul caso specifico aggiungo solo che a Brebbia esiste già una zona industriale parzialmente inedificata. Sullo sviluppo turistico: che futuro turistico ci può essere se si consuma l’unico grande nostro patrimonio, le risorse ambientali più preziose, compromettendo le uniche aree ad alta naturalità e con flora e fauna tipicamente lacustri? E’ "la collaborazione pubblico-privato" bambola…

2) Le varianti si misurano con un progetto generale? Questa è stata la domanda posta da uno dei consiglieri (di minoranza). La risposta non c’è stata, o meglio la risposta era già stata data: contano solo "i bisogni degli operatori". La qualità della vita e dell’abitare, l’identità trasmessa dal passato, quella da lasciare al futuro, non sono neanche da prendere in considerazione.

3) E l’ambiente? "L’impatto ambientale è contenuto". "La superficie coperta è solo di 20.000 mq" (ma i parcheggi, le aree di sosta, i piazzali, le strutture di servizio…). L’intervento è "un giusto equilibrio tra la salvaguardia dell’ambiente (sic) e le esigenze dello sviluppo" ai fini "del recupero e della riqualificazione di aree degradate". Dietro a queste enunciazioni non c’è nulla. Né sensibilità ambientale, né cultura specifica, men che meno valutazioni di alcun tipo. La vicinanza di un SIC (Sito di Importanza Comunitaria), la presenza di specie endemiche e di luoghi per la nidificazione e riproduzione, una delle poche aree umide residue di commovente bellezza. La continuità del verde, l’integrità del paesaggio, il decoro urbano, la coerenza dell’insieme. L’inesorabile avanzare del cemento a danno di boschi, prati, canneti. Pensate che meritino una parola, una valutazione, uno studio, qualche considerazione? Business is business. E l’assessore all’ambiente non ha nulla da dire.

4) Che cosa ci riserva il futuro? "Per la prossima variante residenziale sono pervenute oltre 200 richieste". "L’area era degradata e richiedeva un’azione di recupero". "Erano già stati fatti interventi di frammentazione". "La viabilità nella zona è deficitaria, ma interverremo". Un sillogismo perfetto, una sorta di catena di Sant’Antonio in cui un’edificazione ne chiama irresistibilmente un’altra, chiama altra viabilità che a sua volta chiama altre edificazioni, in un’incontrollata, inesausta e sfavillante sarabanda di capannoni, villette, parcheggi, strade. Così all’infinito perché non c’è mai un limite, non c’è un disegno generale e condiviso, perché ambiente, paesaggio, future generazioni non sono quotate in borsa e quindi non esistono. Auguri ai giovani, Brebbia sarà diversa…

E’ un caso isolato? E’ solo un incubo? Se Varesenews mi darà ancora ospitalità, guardando da altri osservatori capiremo qualcosa di più. 

(continua) 

Fulvio Fagiani

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Pubblicato il 26 Gennaio 2004
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