Il tradatese “porta” della salvezza per gli ebrei perseguitati
In occasione del "Giorno della memoria" organizzata una mostra per ricordare la Shoa. Presente anche il rappresentante dell'ambasciata di Israele in Italia, Shai Cohen
«Ricordo sempre le rose della villa Mayer di Abbiate come il ritorno alla vita, dopo Auschwitz!». È la testimonianza di una donna che oggi vive a Tel Aviv ed è solo una delle tante storie della mostra organizzata a Tradate, e dedicata alla Shoah. La mostra dal titolo "Ricorda che questo è stato" è stata allestita a villa Truffini e potrà essere visitata a partire dal 25 gennaio fino al 6 febbraio, in occasione della commemorazione del "Giorno della memoria". L’iniziativa è anche l’occasione per ricordare che il territorio di Tradate, negli anni della guerra, è stato una «porta di salvezza», per diventare, subito dopo, una «porta della vita», come ha spiegato il curatore della mostra Andrea Jarach dell’associazione "Le isole del tesoro".
(nella foto: Shai Cohen e Stefano Candiani)
Il programma dell’iniziativa è stato presentato in Municipio a Tradate, alla presenza del rappresentante dell’ambasciata di Israele in Italia, Shai Cohen. «Questa mostra è una delle poche in Italia che vuole davvero insegnare e ricordare la Shoah – ha dichiarato Cohen -. Lo Stato di Israele ringrazia la vostra città». «Questa mostra è un piccolo tassello di un grande mosaico» ha spiegato il sindaco di Tradate, Stefano Candiani. Alla presentazione vi erano anche il presidente dell’associazione Italia – Israele, Rossano Belloli, e il rappresentante della Comunità ebraica di Milano, Sara Modena.
«Questa mostra è nata per spiegare nei dettagli il meccanismo della Shoah, troppo spesso spiegata malamente – ha spiegato Andrea Jarach (a lato) -. Ma soprattutto abbiamo voluto valorizzare quanto fatto dal territorio per gli ebrei». La mostra è dedicata alle storie e alle testimonianze di persone che si sono salvate grazie all’aiuto ricevuta dal territorio.
Secondo Jarach, durante la guerra, il tradatese era una zona di salvezza, dove si fermavano i nuclei familiari di ebrei, che poi cercavano di fuggire in Svizzera. Alcuni ce l’hanno fatta, come Gianfranco Moscati (che si è dovuto travestire da soldato), altri no, come i genitori di Liliana Segre, allora 14enne e scampata ai campi di sterminio proprio dopo essere stata "venduta" al confine.
«La città, nel Dopoguerra, si è invece trasformata da "porta di salvezza" in "porta della vita" – ha proseguito il curatore della mostra – diventando la base per gli ebrei che poi si trasferivano nel neonato stato di Israele». Infatti, a quel tempo, la grande Villa Mayer venne messa a disposizione degli ebrei di passaggio, dando ospitalità a queste persone alla ricerca di una nuova vita.
Sono solo alcuni esempi di quello che i visitatori potranno trovare nella mostra, per i quali l’associazione "Le isole del tesoro" ha preparato anche dei libretti informativi. «Non sono qui solo come politico – ha dichiarato il rappresentante dell’ambasciata, dopo aver firmato l’albo d’oro della città -, ma anche come uomo: non dobbiamo far sì che ci si dimentichi, o che si tratti con superficialità, quanto accaduto. Viviamo in una situazione mondiale di neoantisemitismo e una mostra come questa, rivolta e mirata ai giovani studenti, può aiutare fronteggiare questo ritorno».
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