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Sono quasi tutti pensionati. Dignitosi, in giacca e cravatta, qualche pelliccia e tanta rabbia in corpo. Il popolo dei risparmiatori delusi si presenta puntuale alla chiamata di Palazzo Estense. Sono tanti, più di cinquecento, tutti in cerca dei risparmi perduti. Ognuno rilancia con la sua storia e non è solo il crack Parmalat a tenere banco, c’è n’è in abbondanza anche per la Cirio, i bond Argentina e la defunta Opengate Group. Di fronte a loro, a raccogliere le testimonianze e a dare risposte, il sindaco Aldo Fumagalli e l’avvocato Paolo Soletta, in veste di assessore. Ognuno vuole raccontare la propria vicenda, ma tutti quelli che intervengono ce l’hanno a morte con le banche. L’accusa dei risparmiatori è grave: le banche non si sono limitate a consigliare , ma hanno fatto opera di convincimento per far comprare titoli che poi si sono rivelati rovinosi. L’assessore Soletta cerca di indicare la via migliore da seguire. «Abbiamo predisposto dei moduli per effettuare gli esposti-denuncia alla procura competente. Credo che una percentuale dei risparmi verrà recuperata. Ci siederemo ad un tavolo con le associazioni e con le banche e sono certo che il sistema creditizio troverà una soluzione positiva perché è anche nel suo interesse recuperare la fiducia dei risparmiatori». Loro, i risparmiatori, hanno però già raschiato il fondo della fiducia e incalzano: «Che cosa accadrà alle obbligazioni non ancora scadute? Le rimborseranno?». Una signora avvertita dalla sua banca per tempo ha svenduto tutto il suo pacchetto di azioni, Parmalat comprese. «Ho perso molto ma qualcosa ho recuperato». «Come si chiama la sua banca?» replica un uomo seduto vicino alla fortunata «quelli sì che meritano fiducia». Un altro risparmiatore, meno fortunato, ha ricevuto la lettera di avvertimento con ritardo: «È partita dalla banca l’11 dicembre ed è arrivata il 23, quando il crack della Parmalat era già avvenuto». Un altro si è fatto convincere da un cartellone pubblicitario «grande come una casa, dove una banca prometteva interessi da favola». La speranza è l’ultima a morire e con un candore che riporta qualche sorriso sui volti dei presenti, un risparmiatore chiede «Se non si puo’ obbligare le banche a pagare gli interessi perduti».
La rabbia rimonta e il brusio diventa quasi una rissa, quando un cittadino, che si qualifica come volontario di un’associazione di difesa del consumatore, lamenta sia la mancata convocazione delle associazioni sia il trattamento ricevuto in Comune, quando ha chiesto informazioni sulla riunione del neocomitato dei risparmiatori. L’uomo viene zittito e disarmato di microfono. Un risparmiatore avanza dal fondo della sala con aria minacciosa, ma il sindaco Fumagalli lo precede nell’intervento: «Sono io il padrone di casa, mi aspettavo una polemica del genere, ma in questo momento non abbiamo bisogno di polemiche». I risparmiatori prendono d’assalto il banchetto predisposto all’uscita del Salone Estense dove due funzionari raccolgono i loro dati e consegnano il modello di esposto-denuncia da presentare in procura. Il sindaco risponde a un pensionato di Arcisate e tranquillizza anche un po’ se stesso: «Ci sono cascato anch’io con i bond dell’Argentina. Poca roba…però».
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