Longoni Sport: una crisi che viene da lontano
Varese – Settimane di attesa per il negozio di articoli sportivi dentro il centro commerciale Le Corti. Forse entro marzo un passaggio di proprietà
L’atmosfera non è quella dei giorni migliori. Una clientela più rada, anche nei giorni caldi del pre Natale, e anche ieri, secondo giorno di saldi. Al Longoni, il negozio di articoli sportivi più fornito della città, al piano nobile del centro Commerciale Le Corti, si vive in attesa.
I guai e le difficoltà aziendali del gruppo di cui fa parte il gruppo Longoni, la Giacomelli Sport, sono note: passato dai 2 miliardi del 1992 a oltre 500 miliardi di lire nel 2001, da 1 punto vendita a oltre 100 punti vendita ad oggi, il gruppo è diventato in meno di un decennio un marchio leader in Italia e in Europa. Concezioni di vendita innovative, utilizzo di figure manageriali e dalle specifiche competenze sportive tra i suoi addetti, 1500 dipendenti su una superficie di vendita complessiva pari a circa 120.000 mq. E poi l’ingresso in borsa e l’attivazione di mercato on line.
Una crescita che sembrava inarrestabile.
I guai del Giacomelli Sport Group risalgono proprio all’acquisto del gruppo Longoni, un marchio concorrente, avvenuto nell’estate del 2002. Un acquisto valutato circa 72 milioni di euro, tale da dare un colpo decisivo alle casse, evidentemente non già più così floride del gruppo. A fronte di questo esborso, già nel maggio scorso, le due aziende valevano solo 24 milioni di euro. Con una perdita del titolo in borsa che sfiorava il 70 %.
Una sorta di caso Cirio nell’ambito del mercato sportivo: si avviano le procedure d’urgenza: amministrazione straordinaria del gruppo e il congelamento dei debiti per dare qualche possibilità al risanamento del gruppo. Vi è anche una cospicua obbligazione per 100 milioni di euro, in gran parte finiti a piccoli risparmiatori. Il prestito scade nel 2007, ma la prossima cedola va pagata il marzo prossimo. Una data che può essere cruciale.
Nel frattempo Giacomelli Sport Group cerca nuovi acquirenti per salvarsi dal fallimento: sono circa 2.000 i posti di lavoro a rischio. Alcuni punti vendita hanno già chiuso e molti lavoratori sono stati messi in sospensione retribuita. Quanto a Varese, Luca Campi responsabile del negozio in piazza Repubblica tende a gettare acqua sul fuoco: «Siamo in attesa di un probabile cambio di proprietà del negozio. Sono in corso trattative che potrebbero definirsi entro febbraio o marzo». Trattative che non riguardano solo altri gruppi del settore sportivo:in prima fila, tra gli altri, ci sono un fondo d’investimento inglese e un gruppo tessile del nord Italia. «Se una di queste trattative dovesse andare in porto – prosegue Campi – ci sarebbe un cambio di proprietà, senza traumi; rimarrebbe il negozio, probabilmente lo stesso marchio, e non dovrebbero esserci ricadute sull’occupazione». Nel frattempo, con i fornitori guardinghi, scottati ed esposti, gli scaffali sono un po’ meno ghiotti.
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