Onu e guerra: il dibattito accende gli animi della sinistra
Grande partecipazione alla serata che ha visto presenti anche l'onorevole Franco Angioni
Sala stracolma e animi accesi ieri sera al Museo del Tessile per il dibattito sulle guerre e il ruolo dell’ONU promosso da un vasto schieramento di associazioni, sindacati e partiti dell’area di centrosinistra. Importanti i relatori del dibattito: il giornalista free-lance Fulvio Grimaldi (ex TG3), testimone "dall’interno" dell’invasione dell’Iraq, e l’onorevole Franco Angioni, deputato dei DS, ex generale comandante della missione di pace italiana sotto comando ONU in Libano (1982-84). Grimaldi, aprendo la serata, premette che la televisione non ci dice mai la verità sulle guerre, e cita vari esempi, dalla guerra dei Sei Giorni del 1967 alla Somalia di Aidid, descritto come un criminale mentre Grimaldi lo definisce "un patriota". Segue un lungo filmato realizzato in Iraq dal giornalista, che mostra con cruda spietatezza gli orrori di una guerra tanto breve quanto crudele con i civili, il 90% delle vittime (Grimaldi citerà la cifra di 55.000 civili uccisi in Iraq da marzo ad oggi). Le immagini atroci di bambini feriti, ustionati, in lacrime pietrificano la sala. La denuncia dell’imperialismo angloamericano (e, un po’ incongruamente, di Israele) e delle sofferenze degli iracheni, è spietata. Fortemente scosso da quanto visto e sentito, il generale Angioni si sente in dovere di ammorbidire i toni "oltranzisti" del filmato, ribadendo tuttavia la fermissima condanna dell’amministrazione Bush da parte della sinistra italiana. La sinistra italiana, afferma Angioni, non odia l’America; "gli americani hanno la democrazia nel DNA", sostiene, è il loro governo ad essere deprecabile. Ora l’Iraq non va abbandonato, dice Angioni, ma va sostenuto nella sua ricerca della democrazia; così non vanno rinnegati i caduti di Nassiriya, pur deprecando chi li ha inviati a morire. Grimaldi, piccato, controbatte narrando la lunga storia di umiliazioni dell’Iraq per mano dei britannici tra il 1918 e il 1958, e la distruzione della Jugoslavia, un Paese forte dove quasi tutto era pubblico e gratuito, ora ridotto ad una congerie di etnie che si odiano a morte mentre tutto è a pagamento, e negato alla gran massa della popolazione immiserita da guerra e privatizzazioni selvagge. "La guerra è una tragedia" esclama Angioni, la colpa è dei politici che non la evitano, i militari, che la conoscono, sono i primi a non volerla. Angioni contesta poi a Grimaldi l’oltranzismo, la convinzione di possedere l’assoluta verità in un mondo in cui torti e ragioni sono inestricabili, quindi passa a spiegare le ragioni per cui l’ONU è impossibilitata ad agire liberamente dai veti incrociati dei Cinque Grandi (USA, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina) e ribadisce che la sinistra, ove fosse stata al governo, non avrebbe inviato un solo uomo in Iraq a sostegno di una guerra illegittima. Il clima rovente della discussione è attenuato dall’intervento del segretario cittadino dei DS Alessandro Meazza, che spiega come il pubblico presente mostri di non essere addomesticato, di avere "una testa e un cuore", e critica il decreto legge con cui il governo, tra Natale e Capodanno, ha prolungato la missione militare italiana in Iraq fino a tutto giugno, in spregio alla discussione parlamentare. Cosimo Cerardi, dei Comunisti Italiani, denuncia come la fine della Guerra Fredda abbia condotto all’esplosione degli Stati "disegnati con il righello" dal colonialismo europeo e all’umiliazione dell’ONU, organismo che a detta di Grimaldi va riformato "radicalmente" per sottrarlo al prepotere di pochi con il diritto di veto; il WTO, come mostrato a Cancùn dalla vittoria dei Paesi del Terzo Mondo sulla questione agricola, è più democratico dell’ONU, afferma l’ex giornalista del TG3, narrando poi come la sua rottura con la RAI sia dovuta alle indebite pressioni ricevute all’inizio della guerra del Kossovo per sostenere le tesi ufficiali. In conclusione, Angioni e Grimaldi dibattono ancora animatamente sul grado di servilismo e colonizzazione dell’Italia nei confronti degli USA, con contropartite sostanziali per il primo e vergognoso per il secondo, e sulla vexata quaestio dell’uranio impoverito, "assolto" dalla Commissione medica Mandelli ma evidentemente responsabile di almeno 21 morti premature fra i nostri militari di stanza in Bosnia e Kossovo.
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