|
Sì proprio Eros, quello di Platone e anche quello di Aristotele e non solo, anche quello di Freud. Sì quel personaggio un po’ coraggioso e, per qualcuno, anche esagerato nel far derivare tutto dal sesso. Un Eros che a ben vedere ha a che fare con l’Etica. Esattamente! Ma andiamo per gradi. Siamo debitori verso la Grecia di uno dei tesori più preziosi, la disciplina, la regola e lo stupore del pensiero, in una parola siamo debitori della conoscenza: Knotis auton! – conosci te stesso. L’avevano messo sul frontale del Tempio di Delfo, come per dire: guarda che conoscere te stesso vuol dire scoprire i segreti che hai dentro te stesso. Già i greci sapevano quindi che l’uomo non sa di sapere e che dipende da lui sconoscere sé stesso.
Ma vediamo le relazioni tra Etica ed Eros. Platone definisce l’Etica e la chiama "tiranno Eros", che sa sprigionare una tale energia da impossessarsi di un’anima per governarne tutti i movimenti! Un tiranno Eros! Un Eros inibito alla meta, direbbe Freud! Eros, con una forza che trascina, un trascinatore, che incanta, un incantatore, che ipnotizza, un ipnotizzatore. È proprio come nell’innamoramento che diventa il tuo tiranno, ti assorbe, ti guida, ti stimola, ti fa inventivo, creativo, diventa la ragione della tua vita. Davanti all’oggetto del tuo innamoramento sai trovare come sprigionare forze di cui non sapevi, impensabili ai tuoi stessi pensieri. Le persone più umili ma anche le più colte ed assennate vengono trascinate in questo vortice.
Ma Aristotele dà anche un altro piano di valori e colloca l’etica sul piano delle scienze architettoniche, quelle della società e della politica. Parlava infatti, in particolare dell’etica politica. L’azione politica è il momento più solenne dell’etica umana, della costruzione dell’universo umano. La gente è disposta a sacrificare i propri interessi personali per il suo leader, quello in cui si identifica quello di cui si innamora, quello da cui si lascia ipnotizzare ed orientare. Il meccanismo di questo funzionamento è già chiaro fin da Psicologia delle masse ed analisi dell’Io, un libricino che Freud scrive nel 1921 a cavallo tra le due grandi guerre. L’Ideale dell’Io prende il posto dell’oggetto su cui si è riversato tutto l’amore di cui un individuo è capace. Più si è in difficoltà in casa propria, con il proprio Io, magari un po’ deludente, un po’ in crisi e più si è nelle condizioni e nelle disposizioni mentali di sacrificare tutto a questo ideale di sé, di cui si è e si vuole essere perdutamente innamorati. Un Eros inibito alla meta, appunto, come avviene, in modo esemplare, nello stato di ipnosi. È una necessità narcisistica, addirittura, ci avverte Freud. Meglio saperlo, si sa mai che una volta ripristinato un po’ di benessere in casa propria, anche l’innamoramento prenderà ad interessarsi di oggetti più accessibili.
Ma la questione è che gli individui, nelle società complesse hanno bisogno di punti di riferimento. Poi se questi punti di riferimento sono un’idea semplice, una persona sola, è meglio e se poi contengono anche la capacità di suscitare l’interesse, allora l’energia della massa è lì già tutta bella e pronta. E non si tratta solo di energia simbolica. L’energia simbolica che il capo unico è in grado di evocare si è già trasformata in energia fisica in movimento. Il capo serve a questo punto solo ad imprimerle una direzione.
Uno e non tre. Perché? Beh il tre è certamente molto più interessante, è già la rappresentazione consistente dell’idea stessa di famiglia sociale, ma è un numero più complesso, necessita di un’idea articolata, un sistema in grado di essere dialettico senza essere confusivo. Si rivolge ad una capacità di elaborazione, è necessario un atto di fede, là dove le questioni si fanno complicate. Certamente ha il vantaggio della stabilità, là dove l’uno ha comunque un tempo definito. Come tutti i grandi condottieri sanno, vivono il complesso di Achille. La scienza e la tecnologia aiuterebbero il tre ma oggi le questioni sono talmente più grandi degli individui che questi preferiscono abdicare la loro responsabilità anche quando riguarda la loro vita e la loro morte. È meglio una bella legge che attribuisca le responsabilità delle decisioni a qualcuno che sia ben individuabile. Di scienza e di tecnologia si può morire come insegna, terrorizzandoci un po’, Jeremy Rifkin nel suo Il secolo biotec. Il commercio genetico e l’inizio di una nuova era. Ma con la scienza, quella esatta, si sa, le questioni si complicano sempre un po’ troppo, per gli individui semplici. Meglio rifugiarsi nella massa. La massa ha il suo valore reale ed utile alla società. Contiene l’energia necessaria anche alle istituzioni preposte al servizio degli individui. Per trasformare una massa in una istituzione occorrono poche regole, basta un po’ di organizzazione e di ordine. McDougall nel 1920 nel suo The Group mind aveva individuato 5 principali condizioni perché una massa possa considerarsi gruppo, e trasformarsi in una istituzione sociale. Condizioni, oggi costruibili e gestibilissime, per il bene dell’individuo.
|
Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.