«Dopo aver ucciso, Enzo venne da me in lacrime»
Omicidio Milani, ascoltate le ex conviventi di D'Alfonso e Petricca. Analizzato uno zaino trovato nell'auto della rapina
Claudio Petricca è davvero il secondo uomo dell’omicidio Milani? Nell’udienza di oggi è stata ascoltata la ex convivente di Vincenzo D’Alfonso, l’uomo che sparò al ragazzo nella tabaccheria di Crenna, già condannato con il rito abbreviato. 31 anni, vestita di nero, emozionata ma coriacea, dopo quella tormentata relazione si è rifatta una vita. Dal suo interrogatorio esce il ritratto di uomo violento che però dopo l’omicidio ritorna dalla sua donna in lacrime: «Enzo (Vincenzo ndr) venne da me sconvolto – ha raccontato – piangeva e diceva cose confuse, ripeteva che aveva fatto una cavolata, era disperato».
Ma il punto rimane la relazione tra i due uomini. Enzo e Claudio si conoscevano?, le ha chiesto il pm durante l’interrogatorio. «Sì, erano molto legati tra loro». Vincenzo le disse che nella rapina c’era un’altra persona? «Sì, ma non mi disse mai il nome» ha risposto la donna.
Il processo è nel vivo. Si cercano legami e correlazioni tra l’assassino e il suo presunto complice. L’accusa ha già giocato una carta importante, una perizia che conferma tracce di dna del Petricca su un mozzicone di sigaretta trovato nell’auto usata per la tragica rapina del 10 dicembre 1996. Oggi, in aula, il pm Tiziano Masini ha sparato un’altra cartuccia: uno zaino blu, trovato sempre nell’auto. Su questo particolare è stata ascoltata la ex convivente del Petricca. 43 anni, capelli biondi, serena e composta durante l’audizione, ha ripercorso la sua storia con l’imputato, fino alla separazione, nel 1996. Ricorda quello zaino blu? «Sì – ha detto in aula – quello in foto è del tutto simile allo zaino di Claudio». Durante una perquisizione della polizia nella sua abitazione, la donna aveva reso una dichiarazione a verbale, agli agenti, in cui riconosceva con certezza l’oggetto. Il pm Masini ha ricordato questa affermazione, ma la ex convivente non si è mossa della sua versione: «E’ del tutto simile ma non potrei dire se è proprio quello».
Sulla teste si è acceso uno scontro tra difesa e accusa. Il pubblico ministero ha contestato agli avvocati Patrizio Lepiane e Marilena Gugliemana una scorrettezza procedurale: la ex convivente di Petricca è stata chiamata nello studio legale di uno dei due difensori. Una violazione dell’articolo 430 bis del codice di procedura penale, che dispone il divieto di indagini degli avvocati dopo che la persona è stata ammessa come testimone. La difesa, dal canto suo, contesta agli inquirenti l’accertamento del dna sul mozzicone di sigaretta, come unico dato di approfondimento per stabilire la presenza o meno di Petricca sul luogo del delitto. Una bella battaglia. Il processo continuerà il prossimo 3 marzo. Petricca, che potrebbe essere ascoltato, continua a sostenere che in quella tabaccheria lui non c’era.
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