«Il partito dei sindaci? Suggestivo ma destinato all’insuccesso»
Il sindaco Alfonso Minonzio commenta le iniziative dell'Anpci
Alfonso Minonzio, primo cittadino di Gazzada, fa parte dei 32 sindaci del Varesotto che ad oggi hanno sottoscritto l’appello lanciato dall’Associazione nazionale piccoli comuni italiana. E’ allo scadere del suo terzo mandato, il secondo da che è entrata in vigore la legge del 1993 in base alla quale, dopo la doppia elezione il sindaco deve passare la mano. È uno dei motivi cruciali della contesa che vede su fronti opposti parlamento e governo contro i comuni con meno di cinquemila abitanti. «Una legge inopportuna chiarisce subito Minonzio – perché impedisce unicamente a sindaci e presidenti di provincia di essere rieletti. Questo è tanto più strano se pensiamo che tutte le altre cariche elettive politiche non hanno limiti di sorta. È assurdo che, avendo fatto di tutto perché il cittadino eleggesse direttamente il suo governo locale, gli si impedisca d’imperio di rieleggere chi vuole e per di più proprio il sindaco che alla fine è l’unico che preferito personalmente, senza la mediazione delle segreterie di partito».
Ma la premessa non porta alle conseguenze evidenziate dalla Biglio. Minonzio nonostante nel 1999 abbia raccolto circa 500 consensi, a fronte delle circa 100 preferenze medie del suo partito, non si ricandiderà; non forzerà le cose, approfittando dei lati oscuri della legge, così come auspica la Biglio.
«L’ipotesi di una disobbedienza civile sostenuta dalla Biglio la trovo suggestiva, ma non so quanto praticabile. La legge è questa e basta, finché non cambia non ho mai preso in considerazione di forzarla. La vedo più come una provocazione».
Suggestiva è anche l’idea del partito trasversale dei sindaci. Ma anche in questo caso Minonzio non si fa abbagliare e tiene i piedi ancorati per terra. «Dubito che questa ipotesi possa prendere corpo e, nel caso, possa avere successo. Perché questo partito possa avere qualche ricaduta occorrerebbe una diffusione sul territorio ampia, un’eco mediatica enorme di cui noi piccoli sindaci non disponiamo. Non siamo i Rutelli o gli Albertini, se nel mio comune prendo centinaia di voti nel comune vicino potrei non prenderne nessuno. Non vedo ragionevoli possibilità di successo».
L’unica cosa certa anche per il sindaco di Gazzada è la necessità di tirare la cinghia alla luce della nuova manovra finanziaria: «Quest’anno come tutti gli altri comuni, abbiamo subito tagli per parecchie decine di migliaia di euro rispetto all’anno scorso. Ma non è solo un problema di trasferimenti statali: sono i tagli a cui sono costretti anche Regioni e Province a penalizzarci. Ci aumentano le competenze e gli oneri, ma non ci danno la possibilità di farvi fronte».
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