Sarò degno di fare il politico?

Società – Sarebbe utile per la società che chi si occupa della cosa pubblica imparasse a misurarsi con il proprio desiderio etico

Platone proponeva il governo dei filosofi. Oggi potremmo proporre il governo degli psicoanalisti. Non tutti i filosofi, non tutti gli psicoanalisti. Perché questa curiosa e solo apparentemente bizzarra provocazione?
È molto semplice. Potremmo limitarci a dire, perché sono entrambi cultori della verità e sanno che non va mai detta tutta! Ma non è un buon modo di fare pubblicità a queste professioni.
(Foto: La persistenza della memoria di Salvador Dalì)
Rimaniamo sugli psicoanalisti, naturalmente, conoscitori della grande corruttibilità umana ma anche estimatori della grande forza del desiderio, quello che non si conosce mai abbastanza ma che è in grado di contrastare la distruttività della pulsione usandone l’energia ed orientandola al meglio per il bene personale ed anche per il bene sociale.
È molto semplice, dicevo. Soffermiamoci solo su due elementi base che costituiscono la natura profonda dell’essere psicoanalista. Il primo di questi elementi è naturalmente in comune con i filosofi e con gli scienziati, ma da solo non basta. L’altro infatti è quello più interessante ed intrigante.

Ecco i punti: 1) Nonostante gli psicoanalisti siano un po’ dispersi in tanti gruppi, sono certamente accomunati dal fatto che vivono per una causa, per un progetto. Più dimostrano di essere svegli su questa causa più sono buoni psicoanalisti.

2) Le tappe della formazione per diventare psicoanalisti. Più sono in grado di prendere la parola per dire qualche cosa di significativo sulla propria analisi personale e più saranno dei buoni psicoanalisti. Si tratta di trovare il modo per dimostrare che è avvenuto un "passaggio" di posizione. Da analizzante ad analista.

Quella dell’essere analista è una posizione non è come il ruolo che ti viene dato quando entri in una istituzione ed hai anche la pretesa di tenertelo tutta la vita. È una posizione e, come tale, sempre da riconquistare, sia dentro la comunità scientifica sia sul campo, con i pazienti. Un analista che si conquista il titolo in questo modo può tenerlo solo per tre anni. Ci sono naturalmente altri titoli, ma non è qui il caso ora di dettagliare.

Di fatto chi non sa trovare le parole per testimoniare la causa che lo orienta e non sa dire qualche cosa dell’effetto che ha prodotto in lui, la sua stessa analisi è, se ci si pensa in modo disincantato, un po’ sospetto. Si tratta di operazioni che avvengono dentro la comunità scientifica naturalmente ma possono anche diventare discorsi pubblici come ha fatto per esempio l’Associazione Mondiale di Psicoanalisi che ha dato alle stampe un libro interessante quanto estremamente coraggioso: Chi sono i vostri analisti? Pubblicato dalla casa editrice Astrolabio l’anno scorso il 2003. Proprio così: chi sono esattamente i vostri psicoanalisti? Ve lo siete mai domandato? Da dove provengono? Da dove saltano fuori? Chi li ha formati? Che cosa li autorizza a dirsi psicoanalisti? Se la cavano forse così bene nella propria vita da essere legittimati a dipanare quella degli altri? Non c’è un’altra professione così concepita, tale per cui un modo di "bene-dire" il proprio desiderio è valore di autorevolezza sociale al punto che ci si potrà fidare di lui ed affidargli i propri affanni e i propri malanni. 
Sarebbe molto interessante anche per il politico che si occupa della cosa pubblica che imparasse a misurarsi, come fa lo psicoanalista, con il suo desiderio etico. Non tutte le società psicoanalitiche ben inteso accettano che i propri associati si misurino con cotanto impegno con il proprio desiderio.

Di fatto le scissioni che si ritrovano nelle società psicoanalitiche sono sostanzialmente su questa questione: come diventare analisti, come dimostrare di poter essere degno di esserlo. Le stesse questione di ogni organizzazione anche di quelle politiche come i partiti.
Franco Fornari, grande ed insigne psicoanalista italiano ha detto qualche cosa di importante in questo senso già nel 1976 basta scorrere il suo testo Simbolo e codice. Già allora fu molto duro con le lobby della Società Psicoanalitica che insediano i loro senatori a vita per decidere chi dovesse essere degno di fregiarsi del titolo di analista e per poter continuare a governare con i propri codici i propri stessi benefici.
Dicevamo che essere autorizzati ad insegnare il modo di essere e diventare psicoanalisti è un titolo che non ha durata illimitata, dura solo tre anni e poi ci si rimette al lavoro come tutti gli altri.
Come a dire "dimmi su chi si regge la tua organizzazione e ti dirò che respiro etico e sociale avrà".

I partiti, come ogni organizzazione e così è anche per le associazioni scientifiche e psicoanalitiche, sono nella dimensione del corruttibile. La politica, la scienza e la psicoanalisi sono, invece, nella dimensione del costruibile, utile al soggetto ed alla società, grazie alla tensione culturale ed etica che portano con sé, al servizio del soggetto.
Come a dire anche che la psicoanalisi, la scienza e la politica sono una cosa degna nonostante gli psicoanalisti, gli scienziati ed i politici?
Sicuramente sì!

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Pubblicato il 09 Febbraio 2004
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