Una serata per combattere la leucemia

All'iniziativa il giornalista Emilio Bonicelli, ha raccontato la propria esperienza di fronte a oltre 250 persone

Oltre 250 persone hanno partecipato all’incontro pubblico organizzato nella serata di venerdì 6 febbraio dall’Associazione Medicina e Persona. L’iniziativa, che si è svolta nella Sala Convegni Polifunzionale dell’Istituto Padre Monti come appuntamento pubblico di rilievo nella sua azione di confronto e giudizio rispetto al mondo della sanità anche nel Saronnese, aveva come titolo "Ritorno alla vita. Come la malattia ed il limite possono non essere ostacolo al desiderio di felicità".
L’iniziativa è stata patrocinata dal Comune di Saronno, Compagnia delle Opere Saronno e dall’Istituto Padre Monti – che ha proposto come momento chiave la testimonianza di Emilio Bonicelli, giornalista de "Il Sole 24 Ore" e scrittore, che prende spunto dal suo libro "Ritorno alla vita: il cammino di un uomo nella sua lotta contro al leucemia". (nella foto: da sinistra Renato Meroni, Emilio Bonicelli e Paola Marenco)

Durante la serata il dottor Renato Meroni, medico chirurgo operante presso l’Ospedale di Saronno e aderente all’Associazione Medicina e Persona ha introdotto gli ospiti ed il tema della serata: l’esperienza forte e profonda di un uomo che nella sua lotta contro la leucemia testimonia, attraverso l’incontro con una umanità che lo abbraccia realmente, la possibilità per tutti di una vera letizia anche di fronte alla malattia ed al dolore. Questa umanità che lo abbraccia prende il volto della dottoressa Paola Marenco, Responsabile del Centro Trapianti di midollo dell’Ospedale Niguarda di Milano e rappresentante dell’Associazione Medicina e Persona, che, insieme alla sua equipe, ha concretamente permesso che la domanda di salute di Bonicelli potesse incontrarsi con la risposta generosa di un anonimo donatore di Berlino avendo come esito, nel suo caso, la guarigione.

È proprio la dottoressa Marenco, invitata insieme a Bonicelli, ad offrire il primo appassionato intervento: «Da vent’anni lavoro al centro trapianti midollo dell’ospedale Niguarda di Milano, perciò l’ho visto nascere – ha ricordato in apertura la dottoressa – ed accompagnare una persona malata è un momento di verità e di bellezza grande. Volevamo che il nostro reparto fosse un’opera, cioè un luogo in cui noi fossimo noi stessi, in cui chi arrivava lì poteva essere se stesso e insieme si potesse cercare il significato di quello che stava succedendo". "E’ inadeguato per me passare la vita a fare trapianti, ma, se penso alla possibilità di aver costruito un luogo dover nasce un’amicizia anche solo con una persona, per cercare insieme un senso, è diverso. Vado tutti i giorni al lavoro chiedendo di poter lasciare che la malattia sia l’occasione del rapporto tra due esperienze».

Quello con Bonicelli, giornalista professionista responsabile della sede di Bologna de "Il Sole 24 Ore" e scrittore, è l’incontro con un uomo che ha vissuto l’esperienza della malattia, una grave malattia che irrompe, improvvisa e devastante, nella sua vita. Aprendo la sua testimonianza, Bonicelli ricorda l’inizio della sua malattia: «Il mio era un caso clinico difficilissimo. Quando entri in ospedale, ti rendi contro che dentro ci sono degli uomini e che sei trattato come uomo, rivestito di un’umanità ancora più ricca, proprio perché segnato dal limite della malattia. In quel momento si incontrano medico e malato: due persone che hanno un cammino comune da fare, cioè cercare una bellezza e un senso per quello che si fa. Anche dentro al fatto della malattia, così negativo e cupo, anche lì comunque ci può essere senso. Suor Teresa di Vitorchiano, che ha tanto pregato per me, mi ha detto: "La tua malattia è stata un inno di gloria a Dio". C’è una sproporzione evidente tra una malattia e un inno di gloria. Ho scritto per raccontare come questa sproporzione nel cammino della fede, in qualche modo, è stata riempita».

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Pubblicato il 10 Febbraio 2004
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