Dopo cento anni l’edilizia popolare è ancora d’attualità
"La Casa sociale", seminario di studio al Centro Congressi di Ville Ponti
A 100 anni dalla legge Luzzatti sull’edilizia popolare, l’Aler Varese e l’Aler Busto Arsizio, in collaborazione con la Regione Lombardia e con il Politecnico di Milano, hanno organizzato un seminario di studio sulle nuove tipologie edilizie e sui nuovi modelli insediativi, dal titolo "La casa sociale". Invitati ai lavori il vicepresidente della provincia di Varese, De Wolf, l’assessore alle opere pubbliche, politiche per la casa e edilizia residenziale pubblica della regione Lombardia, Carlo Lio, l’assessore comunale alle politiche sociali William Malnati e il professore dell’Insubria Patrizio Castelli, responsabile dei servizi ISU.
«Abbiamo voluto questo incontro – ha detto il presidente dell’Aler Varese, Giampietro Colombo – per celebrare il centenario della prima legge sull’edilizia popolare, la legge Luzzatti del 1903. A Varese i primi provvedimenti sono stati presi a partire dal 1919, in lieve ritardo rispetto alle grandi città come Roma, Milano e Torino. Da allora lo sviluppo è stato vertiginoso, interrotto dalla guerra, ma ripreso a pieno ritmo con il boom economico del dopoguerra, con la creazione dell’istituto autonomo case popolari ed economiche e con numerose leggi ad hoc. Adesso lo Stato ha delegato le regioni e la regione Lombardia ha trasformato gli enti autonomi in Aler, enti economici con obbligo di parità di bilancio. I comuni sono i delegati, in seguito alle ultime disposizioni di legge, a presentare i progetti e le domande. Purtroppo devo registrare un deficit di interesse da parte del comune, ci sono difficoltà nei rapporti tra l’Aler ed il comune. La Regione deve inoltre chiarire cosa intende fare con le Aler, se dare loro ruoli assistenziali e sociali o solo una delle due voci. Se intende allargare i compiti delle Aler, deve anche prevedere un fondo speciale dedicato a questi compiti, altrimenti non è possibile fare nulla di concreto. Gli unici introiti delle Aler vengono dai canoni di affitto, ma quando abbiamo la necessità di alzarli ci scontriamo con le resistenze di sindacati e comitati vari. Mi auguro che la Regione provveda per fare delle Aler il suo braccio operativo nell’edilizia residenziale pubblica».
«Il problema degli alloggi -ha sottolineato De Wolf – è un problema urgente, non solo a Varese. Ci sono a mio modo di vedere tre sfide da affrontare per le Aler: sul piano istituzionale si devono superare le diffidenze degli enti pubblici e lavorare in sinergia, bisogna trovare nuovi modelli abitativi e studiare nuove soluzioni in relazione alle nuove esigenze e bisogna studiare un cambiamento della cultura urbanistica che punti sulla qualità più che sulla quantità».
L’assessore Lio ha invece puntato il dito sulla necessità «di avere nello Stato un interlocutore che intervenga con misure e fondi adeguati alle nuove necessità. La Regione Lombardia ha fatto tanto in questo campo, ma si deve fare di più. Per poter intervenire in modo organico è necessaria una legge che regoli l’accesso e l’individuazione di nuove aree per l’edilizia popolare. Purtroppo credo che non sia il primo punto in agenda: si cercano delle alternative come il canone moderato e la locazione temporanea, che per quanto utili aggirano il problema. Anche i comuni devono fare di più e meglio: sono l’ente più vicino al cittadino e ne possono comprendere meglio di chiunque altro le esigenze. Va superate la tiepidezza che traspare quando si tocca il tema dell’edilizia popolare. Ci vogliono strumenti nuovi e flessibili. Questo convegno è organizzato non solo per celebrare, ma per avere un punto di partenza per uno studio adeguato ed integrato, per trovare nuove vie e per studiare i nuovi problemi. Ringrazio il politecnico ed i privati che ci hanno appoggiato». L’assessore Malnati, a ricordato che «la domanda sociale è cambiata ed il comune, seppur con un po’ di ritardo, si sta adeguando. Abbiamo proprio in questi giorni intensificando i rapporti con l’Aler Varese, per cercare di dare risposte concrete. Non basta più una politica territoriale conservativa, ma si devono trovare risposte in relazione alle nuove esigenze. Il comune darà la priorità per l’accesso ad anziani e sfrattati, continuando a lavorare per individuare nuove aree da destinare all’edilizia popolare».
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