«L’operaio era senza casco di protezione»

Insorgono i sindacati: una giungla inesplorata fatta di omertà e di subappalti

«Ancora un morto in un cantiere. Una giovane vita stroncata. Non dal caso, non dalla sfortuna, ma dai motivi soliti: premura, incuria, mancanza delle norme elementari sulla sicurezza». I sindacati locali (Fillea-Cgil, Filca-Cisl, Feneal-Uil) insorgono su quanto accaduto ieri pomeriggio in un cantiere edile di Cremenaga dove Hassan Eddiani, originario dell’Africa settentrionale, ha perso la vita in seguito alla caduta di un carico. «Il giovane lavoratore era senza casco protettivo, la misura minima indispensabile di protezione. Il carico sospeso probabilmente è stato sollevato in modo non corretto, forse sbilanciato così da far cadere i mattoni. Il ragazzo non doveva essere sotto il carico sospeso. Il lavoro era in subappalto ad una impresa della quale non siamo riusciti a risalire  nemmeno al nome, il subappaltatore probabilmente è un cittadino straniero. Le indagini chiariranno se il subappalto e i lavoratori erano regolari».

«Le frasi di circostanza non hanno più senso. Ci sentiamo impotenti di fronte a tragedie che devono essere evitate. I controlli  sulla sicurezza e il personale dell’ASL sono insufficienti per la miriade di cantieri sparsi nella provincia. La presenza costante sul territorio del Comitato Tecnico Paritetico promosso dalle parti sociali di settore permette un monitoraggio e una continua consulenza solo alle imprese sensibili al problema. L’altro lato della medaglia consiste  in troppe imprese che non sono in regola con i  requisiti minimi di sicurezza e molti  cosiddetti imprenditori edili  intimidiscono i propri dipendenti, specie se sono stranieri con il ricatto del permesso di soggiorno. E’ una giungla inesplorata fatta di omertà e di subappalti. Nei cantieri che visitiamo tutti i giorni troviamo il subappalto del subappalto, lavoratori che dicono e non dicono».

Secondo i tre sindacati «occorre una vigilanza più attenta. Gli strumenti esistenti devono essere maggiormente efficaci. Riscontriamo inoltre che dove c’è mancanza di attenzione alla sicurezza c’è lavoro nero, orari impossibili, tempi di consegna che inducono alla fretta. Nonostante le nostre continue denunce, sia nei confronti dell’ opinione pubblica che degli enti preposti, siamo ancora una volta a scrivere l’ennesimo incidente mortale che poteva, doveva essere evitato. Ognuno deve fare la sua parte, noi come Sindacati di Categoria assieme alla Associazioni Imprenditoriali, sia artigiane che industriali, siamo impegnati in prima persona. Ma forse tutto questo non basta. Come Segreterie Provinciali FILLEA-FILCA-FENEAL promuoveremo nei prossimi giorni iniziative specifiche al fine di sensibilizzare attivamente l’opinione pubblica e gli enti preposti così da non essere sempre solo semplici testimoni di tragedie ma promotori di proposte concrete  affinché non abbiano più morti sul  lavoro».

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Pubblicato il 22 Giugno 2004
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