Presidio davanti alla Prefettura in nome degli immigrati truffati

La manifestazione organizzata da Cgil, Cisl e Uil. Si chiede la regolarizzazione ma anche una seconda "chance" per le vittime di datori di lavoro senza scrupoli

Tanti pakistani e indiani. Volti scuri ma niente "facce scure". Tanti visi sorridenti fuori dalla prefettura, anche se, per l’ennesima, volta gli extracomunitari che vivono a Varese si sono ritrovati per chiedere qualcosa che non è facile ottenere: il diritto di vivere qui da "onesti cittadini" . 
Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato l’ennesimo presidio davanti alla Prefettura (e accanto alla Questura) per sostenere la lotta degli immigrati varesini. 
Molti di loro si trovano in una specie di "purgatorio" in attesa di un permesso di soggiorno che dia accesso a un lavoro, ma molti altri si trovano in una situazione anche peggiore: truffati da datori di lavoro senza scrupoli che li hanno fatti lavorare ingannandoli, con false buste paga, senza contributi. L’imprenditore è sotto inchiesta e loro sulla strada, tornati irregolari come il primo giorno che hanno messo piede nel nostro paese. 
«Una situazione assurda e ingiusta – dice Falvio Nossa responsabile del settore immigrazione per la Cgil – Negli ultimi tempi si sono moltiplicati i casi di truffe organizzate da associazioni malavitose oppure da falsi imprenditori.  Potrei portare decine di esempi ma l’ultimo mi sembra davvero esaustivo: è il caso di una falsa agenzia che forniva personale addestrato per il servizio d’ordine. Una ventina i dipendenti, quasi tutti stranieri. Le buste paga avevano i timbri dell’Inail ma erano contraffatte. Queste persone hanno lavorato, anche con uno stipendio buono, per un anno per un’azienda che non esisteva. 
Che cosa chiediamo noi? Prima di tutto che si discuta seriamente e sui tavoli giusti della questione – continua Nossa-. Abbiamo più volte sollecitato una rapida convocazione del Consiglio Territoriale dell’Immigrazione ma tutto tace. In fondo la soluzione è già scritta nella legge: basterebbe concedere sei mesi di tempo agli immigrati vittime di raggiri per trovarsi un altro posto di lavoro. E invece non funziona così: a loro si applica il decreto di espulsione».
L’altro passaggio che i sindacati sollecitano riguarda la ricostituzione della consulta per l’immigrazione presso la Provincia, con un coinvolgimento di Cgil, Cisl e UIl, delle associazioni dei datori di lavoro, delle istituzioni interessate, degli enti locali e delle associazioni di immigrati; argomento prioritario: l’accoglienza. 
A queste richieste si aggiunge quella dell’Anolf che vuole che le pratiche amministrative legate al rinnovo dei permessi di soggiorno siano decentrate agli enti locali, per evitare la ressa fuori dalla Questura e i lunghi tempi di rinnovo che sono tornati ad essere superiori ai sei mesi.   
«Non si tratta solo di migliorare le condizioni di vita degli immigrati – dice Thierry Dieng dell’Anolf – ma anche di migliorare la vita sociale e civile di una città». 

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Pubblicato il 19 Giugno 2004
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