Si all’Ulivo, a precise condizioni

Adamoli: «La costituente è una sciocchezza, si a una federazione che mantenga le identità dei partiti»

Riceviamo e pubblichiamo

L’esito dei ballottaggi amministrativi ha rappresentato un successo per l’Ulivo e il Centrosinistra, ha decretato un altro fallimento berlusconiano in casa sua ed ha dato qualche soddisfazione in più alla Margherita. Tutto ciò però non può essere un freno ad un’analisi franca e rigorosa di ciò che non è andato bene nelle elezioni di due settimane prima. Il 31% di "Uniti nell’Ulivo" alle Europee lo considero un risultato tutto sommato soddisfacente, avendo sempre giudicato le aspettative di gran lunga superiori un incauto esercizio di eccessivo ottimismo. Il fatto da analizzare seriamente è che, mentre sopravanziamo Forza Italia del 10% in sede nazionale, questo vantaggio si riduce al 4% nella grande circoscrizione Nord-Ovest, e soltanto ad un misero 1% in Lombardia, e poi nella fascia Pedemontana Varese-Como-Sondrio-Brescia-Bergamo siamo spesso sotto di qualche punto. Le prime domande che vorrei pormi sono le seguenti: perché in Lombardia tanta difficoltà per l’Ulivo nelle Europee e contestualmente tanti risultati positivi nelle amministrative? E poi, come mai tanti elettori stufi marci di Berlusconi cambiano semmai il voto dentro la Casa delle Libertà ma non fanno il salto nel Centrosinistra? La risposta alla prima domanda è che le leadership locali sanno essere più convincenti mettendo in campo progetti e candidati rispondenti alle aspettative ed ai bisogni dei cittadini. Questo accade soprattutto quando le liste non sono una semplice sommatoria dei simboli dei partiti, ma esprimono il meglio delle risorse umane e programmatiche di città e province, nelle quali gli elettori riconoscono una originalità ed un dato costitutivo tipicamente locale. La seconda risposta è più complessa ma la mia opinione è netta. L’Ulivo non sempre ha saputo essere ed apparire come forza di governo ferma e pacata, riformatrice e affidabile in politica estera. L’esempio è il comportamento verso le vicende irachene. Siamo stati mirabili fino ad un mese prima delle elezioni con la richiesta dell’intervento dell’ONU, di una forza multinazionale di pace e non più di occupazione, di un profondo cambiamento di direzione politica e di governo. Poi l’errore della mozione sul rientro immediato delle truppe, lo sforzo stiracchiato di non apparire troppo antiamericani, lo spazio enorme lasciato alla facile propaganda del Centrodestra sulla nostra presunta inaffidabilità internazionale. In sostanza abbiamo scosso l’albero lasciando agli altri la raccolta dei frutti, e ciò per rincorrere pacifisti e sinistre varie. Tutto ciò è dannoso per l’Ulivo e negativo per la Margherita con delle ricadute pesanti soprattutto al Nord e in Lombardia. La nostra lealtà verso Prodi, unico leader oggi in campo, non può arrivare fino al punto di abbassare la testa per tenere insieme tutto il Centrosinistra anche su certe scelte che sono per noi contro natura. Di tatticismo elettorale si perisce, non si vince. La mia scelta è per un Ulivo unito, coerente e moderno, che non abbia pesanti residui ideologici di un’epoca che non c’è più, che non sbandi in politica estera, che sappia fare alleanze utili per vincere le elezioni, ma che poi sappia governare con mano ferma e riformatrice. Ogni altra ipotesi non mi interessa. Lo stesso discorso vale per la federazione dell’Ulivo alla quale avevo pensato nel momento stesso in cui lavoravamo per costruire la Margherita. Ma deve essere una federazione "leggera" con precise regole interne, che lasci ai singoli partiti uno spazio identitario che consenta a noi di far valere le nostre ragioni e convincere i cittadini moderati. Parlare di una costituente di tutte le forze del Centrosinistra, comprese quelle fin qui qualificatesi come antagonistiche, è una sciocchezza che non accetto e verso la quale sono fin da adesso lontano ed estraneo. Per le elezioni regionali del prossimo anno è prematuro definire in questo momento formule precise. Tuttavia non mi sento di rifiutare oggi l’ipotesi di una lista unitaria ulivista, né un compromesso programmatico ed elettorale a sinistra. Ma a condizioni precise ed irrinunciabili. La nostra chiara alternativa al Centrodestra deve essere un progetto di governo nel quale possano riconoscersi i potenziali elettori della Margherita, non una confusa coalizione con una identità incerta che si preoccupa più di vincere che di governare. Anche l’esperienza deludente di Formigoni dimostra che non si viene a capo di nulla con una maggioranza divisa e rissosa. Se non ci sono questi patti chiari e pubblici, tanto vale scegliere altre strade già nelle prossime settimane.

Giuseppe Adamoli 
Consigliere regionale della Margherita 
Componente Assemblea Federale Margherita I

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Pubblicato il 30 Giugno 2004
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