Questione rifiuti, anche Ferrera si ribella
Proteste contro l'impianto di compostaggio da parte della popolazione, che chiede l'intervento di Vittorio Sgarbi. Ma la direzione della fabbrica minimizza: «Nessun rischio per la salute»
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Pantegane che si aggirano tra i rifiuti, montagne di materiale scaricato sopra le falde acquifere, cattivi odori per tutta la valle. Dopo Gemonio, anche Ferrera si ribella all’impianto di compostaggio. I cittadini della località del luinese, per tutelare la loro valle, si appellano addirittura a Vittorio Sgarbi, da sempre sensibile alla tutela del patrimonio artistico e naturale italiano. I residenti, riuniti nel "Comitato spontaneo per la salvaguardia dell’ambiente", da alcuni giorni organizzano proteste a base di striscioni e richieste di sopralluoghi da parte della Provincia. «L’aria è irrespirabile e siamo seriamente preoccupati per le condizioni ambientali della nostra valle – fanno sapere dal comitato – chiediamo agli amministratori comunali di convocare un’assemblea aperta dove trovare una soluzione al problema». Dall’impianto in questione, la Compoval, cercano di gettare acqua sul fuoco. «Non ci sono rischi per la salute – rassicura il direttore Luciano Allievi – i cattivi odori ci sono, ma è normale per una ditta che tratta rifiuti, non siamo mica un negozio d’abbigliamento!». Cattivi odori che tra l’altro, sempre secondo la direzione dell’impianto, sono presenti solo un’ora a settimana, quando il arrivano i camion colmi di "umido": «Per quanto riguarda il processo di smaltimento non ci sono problemi – continua Allievi – è la fase di movimentazione, l’arrivo in loco dei rifiuti, che crea disagi perchè avviene all’aperto». Per evitare anche questo inconveniente, riducendo a zero l’impatto dell’impianto sulla popolazione, bisognerebbe isolare anche la parte esterna della fabbrica. Operazione sulla carta possibile, ma molto costosa: «Il nostro è un investimento da 700mila euro – spiega sempre Allievi – ci vorranno almeno vent’anni per recuperarlo. Ho parlato col sindaco di Ferrera circa questa possibilità, non la escludo a priori, ma è evidente che ci vogliono determinate garanzie prima di sborsare altri soldi per un impianto che è già perfettamente a norma». Una nuova patata bollente si profila dunque all’orizzonte sul tavolo della Provincia, già presa in contropiede dalla decisione della Procura di chiudere l’impianto di Gemonio. |
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