«Ancora amaretti a Saronno? La Lazzaroni non vuole»
Gli storici biscotti cominciano a essere introvabili sul mercato. Lo sfogo del rappresentante della cordata di imprenditori ancora disposti a rilevare produzione e marchio
Avevamo fatto tutto il possibile e non abbiamo chiuso nessuna porta per costituire il nuovo Biscottificio di Saronno, ma non da parte della Lazzaroni non sembra vi sia alcuna volontà di proseguire». Lucio Bergamaschi, personaggio a capo della cordata di imprenditori che vorrebbe rilevare il marchio degli storici "amaretti di Saronno" dall’azienda Lazzaroni e così far ripartire la produzione ormai ferma da mesi, non usa mezzi termini per definire la situazione. Situazione di fronta alla quale ci sono poche speranze: 47 lettere di licenziamento sono già state recapitate, la direzione dell’azienda si è trasferita a Isola del Gran Sasso, mentre i macchinari per la produzione di biscotti a Saronno sono fermi da diverse settimane.
«Da maggio la nostra cordata ha trattato con la Lazzaroni e i suoi consulenti per l’ingresso nel neonato Biscottificio – prosegue Bergamaschi -. Ci è stata fatta una richiesta economica abnorme non supportata da alcun dato contabile, non abbiamo potuto vedere neppure il contratto tra la Lazzaroni e il Biscottifico per la cessione degli asset aziendali. Ci è stato sostanzialmente chiesto di entrare ad una cifra enorme in un’azienda senza poter neppure prendere atto delle obbligazioni che la società aveva già contratto prima del nostro eventuale ingresso. Chiunque ha esperienza di trattative commerciali può rendersi conto dell’anomalia, quasi che ci si volesse mettere a tutti i costi nelle condizioni di dire di no. Nonostante ciò noi non abbiamo chiuso la porta, abbiamo rilanciato, abbiamo fatto proposte ragionevoli e gradualistiche, abbiamo chiesto garanzie, abbiamo invocato l’aiuto degli enti locali (che in parte è arrivato, in parte no). Alla fine ci siamo sentiti dire "noi ai saronnesi non venderemo mai" e con ciò si è manifestata tutta la strumentalità del negoziato portato avanti fino ad allora. Ora siamo in > > qualche modo davanti ad un bivio: lasciar perdere del tutto oppure provare a mantenere sul territorio comunque la produzione degli amaretti di Saronno anche senza l’aiuto dell’azienda che per oltre un secolo li ha prodotti. I capitali ci sono, la ricetta è da sempre di proprietà di una storica famiglia di Saronno, l’impianto per farli c’è. Se non ce lo vendessero, ne potremmo cercare un altro».
«Ci chiediamo però perchè arrecare tanto danno? – prosegue Bergamaschi – Gli impianti sono fermi da mesi o vanno a singhiozzo tanto che il prodotto ormai scarseggia sul mercato con gravissime conseguenze per l’avviamento commerciale. Perchè non si fa proseguire regolarmente la produzione? Perchè la Lazzaroni non pretende dalla MF Consulting che produca e consegni il prodotto? Perchè da mesi non c’è nessuno che si occupa dell’azienda, del suo sviluppo, del suo posizionamento, della sua comunicazione? Ci eravavano persino offerti di affittare il ramo d’azienda per alcuni mesi al fine di garantire la continuità della produzione e di mantenere il marchio sul mercato: ci è stato risposto sdegnosamente che ciò avrebbe ridotto il valore dell’azienda, che essa – una volta cessato l’affitto – non sarebbe stata più ricollocabile. Ed ora dopo mesi di inattività chi la comprerebbe più? Dove sono le offerte alternative che la MF Consulting per mesi ci ha sbandierato per forzare i tempi della nostra decisione, per indurci ad offrire di più? Noi ci auguriamo che la ragione prevalga. Speriamo che gli amaretti restino a Saronno possibilmente in mano di saronnesi non per sciovinismo provinciale ma perchè dal 1987 in poi – quando la famiglia Lazzaroni cedette – abbiamo assistito alla progressiva distruzione di valore in una società e in un prodotto che sono tutt’ora tra i più famosi e apprezzati nel mondo. Certamente noi non potremmo fare peggio, se non altro – come mi disse mesi fa lo stesso dottor Tombetti in un colloquio privato – perchè "Lei e i suoi amici non potreste fare brutta figura con i vostri concittadini". E questa è una delle poche cose centrate e intelligenti che ho sentito dire in questi mesi su questa tormentata vicenda».
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