De profundis per la cultura varesina

Presentati in Consiglio comunale gli effetti del decreto taglia spese: i tagli maggiori colpiscono teatro, musei e turismo

Teatro, mostre, biblioteche, turismo: la scure del decreto taglia spese si abbatte su tutto ciò che è cultura, confermando la triste tradizione che la vuole la cenerentola dei bilanci. 
È l’assessore Soletta, in consiglio comunale, a dar conto della manovrina cui anche Varese, comune pur virtuoso nel rispetto del piano di stabilità, si deve attenere. 
E le sforbiciate non mancano di sollevare polemiche tra i banchi dell’opposizione. 
La riduzione totale è stata di 138mila euro. In buona parte i tagli sono stabiliti in base alla legge, rigorosa nel mettere alcuni paletti. Servizi sociali o educativi o comunque indispensabili non possono essere toccati. I tagli devono riguardare i servizi non indispensabili e non devono ledere i diritti soggettivi degli utenti.  A questo punto è solo un indirizzo politico dell’amministrazione a decidere quali cespugli tagliare.  
D’altro canto la legge stessa prevede che le prime voci ad essere interessate dall’accetta siano le spese di rappresentanza, le missioni all’estero, gli incarichi e le consulenze. Ambiti, questi, che nella manovrina di palazzo estense sono quelli trattati con più cautela. 
Vediamo nel dettaglio le voci di spesa tagliate principali: 
spese per missioni degli amministratori locali – 250 euro
Informazioni e comunicazioni al cittadino -1270 euro, spese di rappresentanza -1000 euro, consulenze – 300 euro.
Spese per acquisto beni per la biblioteca civica – 4500; spese per attività musicale – 3400 euro; spese per musei civici – 4700 euro, spese per attività teatrali – 11.000 euro; spese per allestimento mostre – 15.000 euro; spese per il turismo – 6000 euro.
Le percentuali di riduzione sono forse ancora più indicative: sulle mostre è del 5%, sul turismo del 10%, sul teatro è di poco superiore al 3%; la percentuale scende drasticamente all’1,5% su una voce tanto contestata come quella delle informazioni al cittadino: tutto ciò che attiene alla comunicazione istituzionale, trasmissioni televisive, pubblicità, e il vituperato quotidiano on line del Comune. 
Va tenuto conto che il taglio colpisce i bilanci non ancora impegnati al 12 luglio, data di entrata in vigore della legge. 
Succede così che dei 60.000 euro destinati al turismo, non si sa perché, non un euro fosse impegnato; diversamente altri capitoli minori risultano già nella quasi totalità "occupati". 
Da qui la casualità degli interventi più che una vera e propria logica di risparmio. 
Molte, si dicevano, le proteste sollevate dai banchi dell’opposizione. In particolare il consigliere diessino Maresca ha presentato una proposta di emendamento per riequilibrare le sproporzioni, puntando a salvaguardare le voci culturali. "Fate della demagogia" è stata la risposta di Soletta. Proposta bocciata. 
«È una vergogna – ha tuonato Maresca – che un comune in attivo debba ridurre comunque la spesa. Un provvedimento da 138mila euro non mette in crisi un comune come Varese, ma occorre riflettere sulla logica antiautonomista di un simile decreto. Non è giustificabile che gli enti locali paghino per l’incapacità del governo di gestire la spesa pubblica». 

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Pubblicato il 21 Settembre 2004
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