Il commercio affronta la Paura del domani
L’Assemblea annuale della Confesercenti si è svolta tra speranze locali e timori internazionali
Si svolge in un periodo di incertezza e paura l’assemblea nazionale 2004 della Confesercenti, e la dirigenza dell’associazione ha deciso di non nasconderlo. Saluti e relazioni hanno rivolto più che un pensiero alla situazione internazionale: Lorenzini alla tragedia di Taba, Lucchina alla situazione internazionale che non può non avere ripercussioni sulla nostra vita e sulle nostre aspettative.
C’era evidentemente bisogno di portare alla ribalta ciò che davvero ha cambiato il tasso di fiducia nel futuro dei consumatori e la loro conseguenze propensione a spendere prima di fare il punto della situazione in una provincia che continua a bilanciarsi "tra paura e benessere", come suggerisce il titolo dell’assemblea.
Un empasse di cui è protagonista la politica, la cui volontà di programmazione è di importanza fondamentale per far uscire l’economia italiana dalla crisi: «Più che un programma specifico, chiediamo alla politica un preciso indirizzo, che si sviluppi in senso davvero liberale – segnala Lorenzini – Sennò purtroppo sapremo già come andrà a finire: un ritocchino alla benzina,un piccolo aumento di tasse e si risolve la questione ancora una volta così».
Alla relazione di Gianni Lucchina, direttore di Confesercenti, invece tocca fare l’elenco di ciò che manca e di ciò che ci vorrebbe: dall’endemica mancanza di infrastrutture, alla questione turismo, da affrontare però con strumenti e mezzi coerenti. «Ottimo il lavoro della provincia e della camera di commercio a favore del turismo varesino. Oggi però il turismo non significa solo ed esclusivamente alberghi,ma al contrario realizzare un progetto di sistema turistico dove ogni attività si senta parte integrante: l’albergo, il ristorante, il negozio, il sistema dei trasporti, il museo l’artigianato eccetera. Il commercio in particolare, con il turismo e con l’artigianato, si integra fortemente con le città, impedendo i processi di desertificazione e di degrado urbano».
Per questo c’è bisogno di progetti e programmazione, di proposte a tutto tondo. Non però come quella che ha appena creato le polemiche riemerse pochi giorni fa, quel "mercato di Forte dei Marmi" che tanto poco è andato giù ai commercianti: «lasciano il mercato di piazzale Kennedy in condizioni precarie, proibiscono ai loro ambulanti di sperimentare mercati nel centro città e poi autorizzano il mercato di Forte dei Marmi che tutto era tranne un mercato di prodotti tipici di quella località. In quella stessa giornata il mercato improvvisato era pieno, i nostri ambulanti a riposo e i negozi del centro erano unicamente spettatori». A rispondere, nella stessa assemblea, c’era l’amministrazione stessa e in particolare l’assessore Puricelli:«disposto al dialogo per la massima concertazione».
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