Adamoli: «L’ospedale nuovo deve andare oltre il monoblocco»
L'intervento del consigliere comunale della Margherita
Riceviamo e pubblichiamo
Se una discussione pubblica come quella in corso in questi mesi si fosse tenuta una decina di anni fa, oggi staremmo probabilmente parlando di un ospedale totalmente nuovo realizzato in un’altra area della città (per esempio nei pressi dell’ex struttura psichiatrica) e non solo di un monoblocco, sia pure importante, ma in un contesto vecchio e da rigenerare completamente con una spesa altissima.
L’ospedale nuovo si sarebbe giovato anche di alcuni indubbi vantaggi collaterali come viabilità e parcheggi funzionali e in più avrebbe consentito che l’ampia zona fra i due ospedali e le due stazioni ferroviarie potesse essere sottoposta ad una revisione urbanistica vitale per la città.
Allo stato attuale e senza perdersi in rimpianti, due mi sembrano i punti centrali su cui focalizzare l’attenzione. Primo. Un ospedale nuovo all’altezza della tradizione varesina non può, negli anni 2000, ritenersi risolto nel monoblocco in costruzione che è destinato a raccogliere esclusivamente la degenza. Deve andare al di là ed accorpare quei servizi e quelle strutture ospedaliere che nel monoblocco non ci stanno sia per ristrettezza fisica, sia per rigidità progettuale.
Secondo. Un ospedale come il nostro deve essere concepito con una speciale attenzione all’insegnamento universitario e alla ricerca clinica di alto livello e deve fornire spazi congrui per gli specializzandi e i tanti giovani medici che sono il futuro della sanità.
Da questi due punti deriva la necessità di una robustissima integrazione del monoblocco con altre strutture idonee affinché si possa ritenere compiuto l’itinerario iniziato con l’inserimento nel 1986 dell’Ospedale di Varese nella programmazione sanitaria regionale.
Una preoccupazione comprensibile dell’attuale Direzione Generale è quella di vendere edifici esterni al complesso del Circolo per finanziare gli ultimi interventi necessari. Il trasferimento nell’area del “Circolo” dei presidi sanitari oggi sparsi nella città fa parte di questa strategia. E’ una linea di tendenza che condivido però con due avvertenze chiare. La prima è che l’“Ospedale dei bambini”, che funziona bene e che è oggi collocato nella struttura “Del Ponte”, sia mantenuto unito fisicamente e funzionalmente e semmai potenziato una volta che sia trasferito nel Circolo.
La seconda è che alcuni servizi puramente ambulatoriali possono restare, per rispondere ad una domanda reale, in punti diversi della città, anche se organizzati in modo tale da liberare volumi appetibili dal mercato immobiliare.
Per quanto riguarda in particolare l’Ospedale Del Ponte non ho opposizioni di principio alla sua alienazione, ma questa può avvenire, considerato l’intento originario dei benefattori, solo dopo che siano state prese in seria considerazione altre esigenze di carattere socio-sanitario. Teniamo conto che l’obiettivo vero da perseguire deve essere quello di offrire ai cittadini ammalati e alle loro famiglie, da accogliere con grande senso civico, una somma di servizi più ampi e migliori di quelli attuali.
Sento qualche volta parlare di iniziative di sanità privata dentro l’attuale area del Circolo. Mi sembra una prospettiva del tutto sbagliata e piuttosto ideologica. Confermo invece la mia idea di realizzare una struttura per chi è disposto a pagare per ottenere un trattamento alberghiero da clinica privata e per chi desidera scegliere il medico di fiducia sotto la responsabilità di un servizio pubblico. Si ricaverebbero, in questo modo, risorse importanti per l’ospedale e si consentirebbe ai medici l’esercizio trasparente della libera professione, regolata da norme precise e vincolanti.
Un ultimo punto vorrei chiarire. Mi pare ragionevole immaginare che il realizzo finanziario della vendita di alcuni edifici non sarà sufficiente per realizzare un ospedale concepito in questo modo. Ci vorrà perciò l’iniezione di nuovi finanziamenti regionali ed è su questo, non sulla solita propaganda, che Formigoni dovrebbe spendere parole chiare ed impegnative.
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