Finanziaria 2004, Univa sospende il giudizio
Secondo il presidente Ribolla è necessario aspettare almeno il collegato
Preoccupazione per la stagnazione dell’economia; per una legge Finanziaria che, per il terzo anno consecutivo, è improntata più al rigore che allo sviluppo, per la debolezza della politica europea. Sono, questi, in sintesi, i temi che hanno pervaso, prima, l’introduzione del Presidente Alberto Ribolla, ai lavori dell’ultima Giunta dell’Unione Industriali e, poi, la discussione che ne è seguita.
Un andamento produttivo locale che ha subito un rallentamento nel terzo trimestre dell’anno, allontanando quella prospettiva di crescita che si era, seppure timidamente, affacciata nei mesi immediatamente precedenti. Un profilo del portafoglio ordini in lieve peggioramento. Una situazione di instabilità che si riflette negativamente sulle prospettive occupazionali: in tutti i settori, infatti, le imprese non prevedono di incrementare nei prossimi mesi il numero degli addetti. Una tenuta del trend favorevole delle esportazioni – cresciute, in provincia di Varese, del 2,4% nel primo semestre 2004 rispetto all’analogo periodo 2003 – ma con un ridimensionamento del ritmo di crescita che aveva caratterizzato il 2003 sul 2002.
«In questo periodo congiunturale così debole – ha osservato Alberto Ribolla – nel quale non solo non si vedono spiragli di ripresa, ma che si trova addirittura caricato di nuove incognite per l’aumento del prezzo del petrolio e di altre materie prime, si innesta una manovra di finanza pubblica che è da considerare solo ‘di manutenzione’, improntata cioè al rigore per via della mancata riproposizione – fatto, almeno questo, positivo – di misure non strutturali come i condoni. Tuttavia, dopo aver fissato un tetto alla crescita della spesa per la generalità dei capitoli di bilancio, il disegno di legge finanziaria scivola poi su alcuni sforamenti concessi a priori, inducendo a pensare che in alcune aree ci sia una tolleranza dovuta alla mancanza di volontà di aggredire il fenomeno della spesa pubblica».
Il giudizio sulla manovra finanziaria – ha peraltro aggiunto il Presidente dell’Unione Industriali – rimane comunque sospeso in attesa di conoscere le misure, annunciate (ma di cui si parla ancora troppo poco), contenute in provvedimenti collegati con la legge Finanziaria, che dovrebbero avere la funzione di rilanciare l’economia. «Il rilancio, in ogni caso, non può dipendere solo dal Governo del nostro Paese, ma anche dalle istituzioni europee, rimaste fino ad ora troppo passive di fronte alle difficoltà in cui si dibatte l’economia del Continente».
Ribolla ha fatto riferimento, in proposito, al mancato intervento della Banca Centrale Europea per riequilibrare un rapporto di cambio euro/dollaro assolutamente sbilanciato, che finisce per spiazzare le imprese esportatrici europee sul piano della competitività. E, su questo tema, la Giunta dell’Unione Industriali ha condiviso una valutazione critica della vicenda che ha portato la nuova Commissione Europea presieduta da Josè Manuel Barroso al dissidio con il Parlamento di Strasburgo: un evento politico che doveva essere evitato perché ha indebolito, all’interno e all’esterno della Comunità, l’autorevolezza delle sue istituzioni.
«Un fatto preoccupante – ha osservato il Presidente Ribolla – se si pensa alla già debole capacità di governare le politiche comunitarie, da quella economica, a quella monetaria, a quella internazionale».
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