Minaccia nucleare, grazie al CCR fa meno paura

Sono targati Varese i programmi di controllo del materiale nucleare in Russia. L’Unione Europea ha finanziato questa ricerca per altri 10 anni

Che centra la provincia di Varese con la minaccia nucleare costituita dalla disgregazione dell’impero sovietico? La risposta sta in una parola: “Tacis”. Un nome che a molti non dirà nulla ma che in realtà nasconde la sigla di un programma che in 10 anni ha dato la possibilità di monitorare costantemente il materiale nucleare presente in Russia e in altre repubbliche ex sovietiche, così da “inventariarlo” per evitare la sua sparizione, la contaminazione dell’ambiente o, ancora peggio, l’impiego per fini terroristici. E tutto questo proprio grazie al CCR, il centro Comune di Ricerca di Ispra, sulle sponde del Lago Maggiore.

Lo scenario da cui parte questo progetto, che ha permesso di formare 2.000 “agenti” speciali che operano ad oggi in Russia per monitorare i materiali fissili degli impianti nucleari nasce più di dieci anni fa, in uno scenario quasi da incubo. Siamo nel 1991 e l’Unione Sovietica si scioglie come un gigante di ghiaccio. In questo panorama c’è il rischio di vedere perso non tanto l’arsenale militare, ben custodito, quanto il materiale nei numerosissimi siti civili che restano sul suolo di madre Russia. Il ricordo di Chernobyl era (ed è) troppo vivo per correre rischi, così gli Stati Uniti e l’Unione Europea iniziano a formare personale capace di operare i controlli per conto delle agenzie internazionali che si occupano dell’energia atomica e fornire, oltre che il know-how anche i mezzi tecnici per scoprire la quantità e la qualità del materiale radioattivo presente nei depositi, il suo spostamento e i rischi per l’ambiente.

L’obiettivo è stato raggiunto, e i risultati di questi 10 anni di ricerca sono stati presentati alla stampa delle principali riviste scientifiche d’Europa proprio oggi al CCR di Ispra. Una ricerca talmente proficua che l’Unione Europea ha deciso di continuare il finanziamento del progetto per altri 10 anni, mediante lo stanziamento di 20 milioni di euro. Attualmente a Ispra sono attivi ben quattro laboratori specifici che si occupano di sviluppare la ricerca. Si va dal Performance Laboratory (Perla), l’unico in Europa dove il personale viene formato per utilizzare le apparecchiature in grado di “leggere” cosa si nasconde dietro un container o in un palazzo; il laboratorio Tank Measuremente (Tame), per il monitoraggio delle soluzioni e la densità e la quantità di liquidi; il laboratorio Thermal Electromagnetic and Phisical Equipement Stress (Tempest) dove gli strumenti elettronici e i dispositivi specifici per il controllo di sicurezza nucleare vengono certificati dopo averne verificato la conformità alle norme internazionali; e infine il Seals and Identification Techniques Laboratory (Silab), specializzato nello sviluppo di tecniche di identificazione e sigillatura per il controllo di sicurezza delle materie nucleari come nel caso di recipienti per combustibili freschi o esauriti e cestelli di stoccaggio di vario tipo.

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Pubblicato il 12 Novembre 2004
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