“Si viaggiava meglio trent’anni fa!”

Nel racconto di una pendolare tutti i disagi di chi utilizza i mezzi pubblici

La vita dei pendolari è un inferno. Per chi abita a sud di Gallarate e deve andare a Milano, ogni giorno diventa un calvario e non ci sono tante vie d’uscita. L’autostrada, ormai in quasi tutte le ore è una coda interminabile. Quello però che sconcerta è la politica del settore pubblico.

"Si viaggiava meglio trent’anni fa", È l’amaro commento di Giovanna Arisi, 49enne laureata in Fisica , da ventun anni lavora a Città studi all’Università degli studi di Milano.
"Ho iniziato a viaggiare a 19 anni per motivi di studio e poi non ho più smesso. Ho lavorato per un po’ in Regione e poi sono tornata all’Università. È un paradosso, ma le cose anziché migliorare peggiorano. Trent’anni fa c’era un treno che partiva da Varese alle 8 e alle 8,50 ero a Milano. Provate adesso a percorrere lo stesso tratto in 50 minuti. In questi anni ho dimezzato il percorso, ma non i disagi".
La signora Arisi, tutte le mattine della settimana prende il treno delle 7,03 da Busto Arsizio. Un treno affollatissimo, ma che è l’unico che le permette di trovare un posto. "Ho provato con quelli che partono qualche minuto dopo, ma sono strapieni e arrivo al lavoro un’ora dopo. L’altro aspetto paradossale è che i nostri abbonamenti sono i più cari. Da Gallarate il mensile costa 60 euro, da Castelletto Ticino 41 e questo grazie alle politiche tariffarie della Regione Lombardia. Pensi che molti di noi si spostano e fanno l’abbonamento dal paese piemontese".

Stamattina l’ennesimo problema. Giovanna Arisi, insieme con decine di pendolari ha viaggiato su una carrozza al buio e al freddo. Arrivati a Milano alla richiesta di avere un modulo per presentare un reclamo si sono sentiti dire dal capotreno che ne aveva uno soltanto.

La situazione non migliora affatto al pomeriggio per il rientro.

Una situazione è disarmante, tanto da far preferire l’uso del mezzo proprio come spesso avviene anche per il consorte della signora Arisi che lavora a Bovisa.

Anche per gli studenti, che spesso possono godere di una diversa flessibilità, la situazione non è migliore. Valeria, studentessa di Sociologia alla Bicocca esprime un disagio simile a quello dei suoi colleghi. "Sono alcuni mesi che non si vive più!"

Una situazione che ormai trova eco giornalmente sui media nazionali. Dopo "Striscia la notizia", ieri sui problemi dei pendolari è intervenuta Repubblica con un’inchiesta dal titolo eloquente "Sui treni come il bestiame" e da Milano parte la rivolta.

Le linee che riguardano la nostra provincia, sono le peggiori per quanto riguarda i ritardi. Il 9,1% dei terni che vanno da Porto Ceresio a Milano sono in ritardo, situazione analoga con l’8,5% per quelli della linea Domodossola Milano. In condizioni peggiori ci sono solo i pendolari che viaggiano sulla Milano Alessandria.

Una situazione, oltre tutto che costerebbe cara alle Ferrovie perché più di 52mila abbonati avrebbero maturato il diritto al bonus per un totale di 260mila euro.

La scelta di privilegiare l’ammodernamento delle linee nazionali comincia mostrare il fianco e i ritardi sugli interventi sono ormai sotto gli occhi di tutti. Non provvedere da subito non potrà che far peggiorare le cose. La parola ora a Treni Italia.

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Pubblicato il 09 Novembre 2004
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