A Malpensa una camera ardente per le vittime italiane
Intanto continuano i racconti strazianti dei turisti di rientro da Sri Lanka e Maldive
Verrà con ogni probabilità allestita a Malpensa una camera ardente per le prime salme italiane che la Farnesina ha annunciato essere in arrivo dai luoghi del maremoto. Nel pomeriggio di oggi allo scalo di Malpensa le autorità avrebbero effettuato dei sopralluoghi in alcuni hangar, anche se è ancora incerto il punto esatto in cui verrà allestito il centro di raccolta dei feretri. A Malpensa era gia’ stata allestita una camera ardente nel 1989 in occasione del disastro aereo delle Azzorre.
Intanto continuano a giungere italiani di ritorno dai luoghi devastati dal tragico evento. Alle 3,20 di questa notte è rientrato un volo Eurofly con turisti provenienti da Sri Lanka e dalle Maldive. «Tutto è stato distrutto; sono riuscito a salvarmi per miracolo uscendo dalla mia stanza, travolta da cinque metri d’acqua»; «ora bisogna aiutare quella gente, che non ha più nulla». Questi i toni raccolti dalle testimonianze di chi rientrava, sconvolto, da Sri Lanka, dove le devastazioni prodotte dallo tsunami sono state orrende.
Decisamente più tranquilli i turisti rientrati dalle Maldive: molti di essi, in vacanza con l’operatore Vera Tour, non si erano infatti accorti quasi di nulla e avrebbero voluto restare, non essendosi resi pienamente conto della gravità di quanto accaduto. Si conferma, in tal modo, che le Maldive sembrano essere state colpite in modo singolarmente casuale dal maremoto. Infatti mentre varie isole, presumibilmente le più piccole e piatte, sono stati spazzate e devastate dalla furia delle acque, in altre – e particolarmente nella capitale, Malé, non si registrerebbero danni di particolare gravità.
Addirittura, all’interno dei singoli atolli – spesso estesi per decine e decine di chilometri – ad essere travolte sarebbero state le isole esposte ad oriente, in direzione dello tsunami in arrivo, mentre, come provato da testimonianze, chi si trovava nelle "lagune" interne o sul lato opposto sembra essere stato relativamente risparmiato dal micidiale treno d’onde di maremoto. Ben più grave, in comparazione, i danni inflitti alle coste di Ceylon (Sri Lanka), dove lo tsunami non ha visto la sua energia ridotta dall’attrito con barriere coralline o estese aree di bassi fondali, e si è abbattuto con furia apocalittica portandosi via decine di migliaia di vite: il governo locale calcola circa 30.000 tra morti e dispersi.
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